Crowdfunding Cortometraggio “Io sono qui”: La solitudine, un male quotidiano.

Era dicembre 2019 quando decisi di morire. Da poco avevo cambiato casa. Ero solo. Fuori brillavano le luci degli alberi di Natale, io guardavo di continuo il balcone chiedendomi perché non farla finita.

La persona a cui più volevo bene non ne voleva sapere di venire a trovarmi, troppo impegnata. Avevo da poco ricevuto una delusione lavorativa non indifferente. Non avevo un soldo, nessuna prospettiva di futuro. Di notte, mentre scrivevo racconti, romanzi e testi teatrali, in compagnia soltanto del mio gatto, pensavo che tanto era solo una perdita di tempo. Nessuno mi avrebbe mai letto. Nessuno mi ascoltava. Non esistevo.

Io ero lì, chiuso in un monolocale soppalcato, e il mondo era fuori.

Fu allora che decisi di morire, ma prima che me ne rendessi conto stavo facendo la sola cosa di cui da sempre sono capace: stavo scrivendo. Un racconto. Forse un urlo, quel grido che volevo lanciare verso il mondo: Io sono qui!

Il nome di un racconto.   

Un uomo si sveglia e scopre di essere chiuso in casa assieme al proprio gatto: le finestre murate, la porta sbarrata, niente luce e niente acqua, quasi nulla da mangiare e poco da bere. E peggio ancora, senza sapere il perché.

È proprio questa la domanda che ci poniamo quando stiamo male: Perché?

Perché mi sta succedendo questo?

Cerchiamo qualcuno a cui dare la colpa, la diamo a noi stessi, ravaniamo nel passato per cercare chi potrebbe odiarci, a chi abbiamo fatto del male, quale crimine abbiamo mai commesso.

Spesso non riceviamo nessuna risposta, soffriamo soltanto. Perché quando si è soli non ci sono risposte, no, solo domande che ci ossessionano, ridondanti.

Non parliamo di un dolore lontano, qualcosa che si vede solo in TV; quello di cui parliamo potrebbe succedere nell’appartamento accanto al nostro, ogni giorno, mentre noi dormiamo, mangiamo, andiamo al bagno, ridiamo. Persone che soffrono senza capire il perché, persone chiuse in un incubo. Persone sole. Ed è la solitudine che vorrei riuscire a mostrarvi con questo mio progetto, un male quotidiano, eppure da molti dimenticato. Fa impazzire le persone, le conduce alla morte, tuttavia non lo vediamo mai questo male, pur vivendoci accanto costantemente.

E chi sono queste persone? Persone buone, persone cattive? Meritano forse di soffrire?

Qualsiasi sia la loro colpa, la solitudine è una pena equiparata al delitto?

Qual è il confine fra essere vittima ed essere carnefice e fra essere carnefice ed essere vittima?

Non ho le risposte, ma conosco bene la solitudine e spero di potervela mostrare con questo mio testo pubblicato sulla rivista Micorrize e poi trasformato nella sceneggiatura per un cortometraggio. Conosco bene le notti a fissare il vuoto, quei pensieri continui che ci trafiggono il cervello come lame; le voci che vengono da fuori ci sembrano insulti al nostro dolore, la casa sporca si fa specchio della nostra anima, spesso sigarette e alcool sono la sola compagnia: le lancette che scandiscono un tempo altrimenti infinito.

Conosco bene la voglia di chiudere gli occhi e dormire per sempre, non svegliarsi più. Ma ho deciso di non arrendermi, come non mi sono arreso quella notte, come non mi sono arreso tante volte.

Credo che oggi più che mai sia importante mostrare la solitudine, un argomento che è quasi un tabù in un tempo dove bisogna sempre apparire sorridenti, allegri, vincenti; un tempo simile a una grande vetrina dove spesso siamo come manichini dagli occhi di plastica, senza lingua e incapaci di muoverci, probabilmente col passar degli anni senza cuore.

Ora ho bisogno di voi perché voglio mostrarla questa solitudine e farlo nella speranza che possa servire a qualcosa, che possa scandalizzare e smuovere le coscienze, come dovrebbe fare ogni opera creativa. Voglio mostrarvela questa solitudine e voglio farlo ponendovela in faccia in modo nudo, spietato, senza fronzoli, moralismi o melanconie, perché nel dolore non esiste nulla di tutto ciò: esiste solo una sorda sofferenza che ci rinchiude in una cella, come il protagonista di questa storia.

Conto davvero su voi tutti. Aiutatemi a realizzare questo progetto cinematografico che sento necessario. Il vostro contributo può fare la differenza. Gli amici della scuola di cinema e di fotografia Pigrecoemme di Napoli sono pronti a darsi da fare per realizzare questo progetto, essendone rimasti colpiti, ma abbiamo bisogno di voi, di essere uniti.

Sono sicuro che in tanti mi daranno una mano: che saremo tanti! Perché molti di noi, purtroppo, conoscono questo male.

Grazie di cuore, davvero grazie.

Marco.

P.S.
Le riprese del teaser sono fatte da me e a livello amatoriale. Con questa campagna speriamo di poter produrre un cortometraggio di qualità grazie a veri professionisti.


https://www.produzionidalbasso.com/project/cortometraggio-io-sono-qui-la-solitudine-un-male-quotidiano/

CLICCA SUL LINK PER VISUALIZZARE IL PROGETTO E IL TEASER SU PRODUZIONI DAL BASSO.

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