Archivi tag: Fase 2

Un gelato al cioccolato al posto di uno scettro dorato

Mi dice di chiararsi Aisa, ma non so se sia vero. So soltanto che è piccina piccina. Forse ha sei anni, non di più. È secca secca, Aisa. Dalla maglietta arancio, resa quasi marrone dal sudiciume, le si vedono le scapole. Sembra quasi che stia per cadere a pezzi, Aisa. È una bambola di porcellana, Aisa; una bambola dalla pelle color caffellatte, i capelli simili a un campo di grano, due occhi enormi, di un verde intenso, fermi nei miei mentre mi tende la mano piccina piccina.

«Dare qualcosa, per favore…».

Non dice altro, Aisa. Continua a guardarmi implorante e sussurra quella flebile novena, come se non conoscesse altre parole, la sua voce si ode appena. E le vedo le labbra di Aisa, sì. In piazza tutti indossano la mascherina, alcuni la tolgono per bere una birra, un cocktail, oppure per fumare una sigaretta o una canna. Ma Aisa la mascherina non ce l’ha. Non so neppure se Aisa capisca cosa sta accadendo. Probabilmente per Aisa nulla è cambiato: quarantena, Fase 1, Fase 2; per Aisa è sempre tutto uguale. E ora è nuovamente in strada, Aisa. Chiede l’elemosina, Aisa. E la mamma la guarda da lontano; o forse è la sorella, forse la zia, forse una semplice conoscente.

«Sei sola sola? La mamma non c’è?».

Ma Aisa non risponde. I suoi occhi sono calcificati nei miei, le sue pupille sono lucide, allenate a una perpetua tristezza, e la sua mano è tesa in quell’unico gesto a lei concesso.

«Dare qualcosa, per favore…».

Le do una moneta. Un euro.

Quanto mi resta sul conto in banca?

Non mi interessa più. Ora voglio stare solo con Aisa. Perché Aisa è bella. E non puzza di immondizia, Aisa. Per me profuma di vaniglia. Aisa è profumata come i piedi dei neonati che non si sporcano mai e li si vuol sempre baciare. Aisa è bella. È una principessa che cerca la propria casa. E continua a guardarmi, Aisa. Con i suoi occhi mi scava nelle carni, nel petto, e quasi trema quando le accarezzo il viso.

«Lo vuoi un gelato?».

Attende qualche istante. Le sue labbra si paralizzano, la mano che stringe la moneta lentamente cade giù mentre lei si volta verso la mamma che ci fissa nascosta dietro un angolo. E non sa che dire, Aisa. Non sa che pensare. Mi guarda è annuisce in modo goffo, di nuovo bambina.

La conduco a una gelateria. Non la tocco. Ho paura di insudiciarla. Lei cammina a un passo da me, ora sembra una piccola donna che sta per fare una cosa da grandi, una cosa seria.

Non può avvicinarsi alla gelateria, Aisa. Lei non ha la mascherina come i giovani che, fuori da essa, la portano al collo per poter mangiare il gelato, per bere una birra, per chiacchierare. Per Aisa non esiste il virus. Per Aisa non esiste neppure questo tempo. E adesso per Aisa esistono finalmente solo i gelati, e non l’elemosina, non la strada Fissa da lontano la vetrina dei gelati: il rosso della fragola, il verde del pistacchio, il giallo della banana e l’arancione del melone. È tutto bello, è tutto colorato, è tutto profumato.

«Come lo vuoi il gelato, Aisa?».

Ma Aisa non parla. Alza appena la manina e indica la vetrina, come quando chiede l’elemosina.

«Lo vuoi al cioccolato? E poi?».

«Solo cioccolata…» sussurra, alzando timidamente lo sguardo su di me.

Attediamo il gelato insieme, senza dirci nulla. Nessuno dice nulla. Alcuni dei giovani presenti, probabilmente impegnati fino a qualche attimo prima a parlare di rivoluzioni sociali, ci guardano incuriositi. Una di loro sorride, anche se fino a poco fa non aveva neppure visto Aisa, e forse nemmeno adesso la vede davvero. Ma Aisa è lì, è reale, ed è bella. È felice appena prende il gelato, ma non lo mangia. Non osa farlo. Sussurra appena un piccolo: «Grazie…» e svanisce fra la folla, invisibile, una visione che sfuma dietro a un angolo, una principessa con un gelato al cioccolato al posto di uno scettro dorato che va lontano, in un posto dove non esiste il virus, la quarantena, le mascherine, ma solo una perpetua cantilena da recitare, occhi madidi di tristezza, una mano levata in cerca di una moneta, e rare volte un gelato al cioccolato che le ricordi quanto lei sia bella.