Si dice che oggi esistano più scrittori che lettori, una situazione purtroppo tanto reale quanto tragica. Basta fare un giro sui più famosi social network per incappare in centinaia di gruppi frequentati da migliaia di aspiranti scrittori che, nel più dei casi, non hanno mai letto un classico.

Un tempo gli scrittori erano letterati, uomini che passavano le giornate sui libri. Oggi, a molti, basta un PC e una connessione internet per definirsi scrittori.

Se da una parte questo fenomeno ci pone innanzi a un’esponenziale crescita dell’egocentrismo umano, dall’altra ci fa notare una cosa importante: l’uomo ha continuamente bisogno di raccontare e raccontarsi; è la necessità di non morire, da sempre motore che dona all’essere umano l’urgenza di usare la parola scritta per immortale un pensiero, un’idea, un sentimento.

Nel classico Le mille e una notte Shahrazād, per non essere uccisa, racconta ogni notte una storia al sultano Shahrīyār.

Diverso è quando si usa la parola scritta non per raccontare, ma per autocelebrarsi.

Shahrazād non deve solo raccontare una storia ogni notte, ma ogni notte deve raccontare una storia buona, bella, capace di entusiasmare il sultano.

Ci vuole fantasia per raccontare una storia, la stessa fantasia che avevamo da bambini. L’autoreferenzialissimo ci allontana dalla creatività, pone noi stessi al centro di tutto, anziché renderci materia viva da trasfigurare in una storia. E come si alimenta la fantasia se non si è curiosi? Curiosi di conoscere storie, come lo eravamo da bambini quando ascoltavamo le favole o guardavamo i cartoni animati.

Ecco perché uno scrittore è sempre un lettore famelico.

Persino un aspirante calciatore si allena ogni giorno e conosce le più importanti partite di calcio della storia; perché per uno scrittore dovrebbe essere diverso?

In questo spazio parleremo sì di tecniche di scrittura, anche se questo termine oggi è tanto abusato, così come approfondiremo argomenti editoriali, ma parleremo soprattutto di letteratura, di autori secolari, di grandi maestri, di ciò che dovrebbe accomunare ogni scrittore: l’amore per la letteratura.

Non a caso il nome di questo spazio, Nel territorio del diavolo, è un tributo al saggio della grandissima autrice e maestra Flannery O’ Connor. Perché se vogliamo apprendere quello che è il più duro e sacro dei mestieri abbiamo bisogno di maestri e di libri.

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Il mestiere di scrivere