Archivi tag: Lalineascritta

Giuseppe montesano: una voce autoriale inimitabile

Si dice che saper far ridere e al tempo stesso riflettere sia la cosa più difficile nella narrativa, e io credo sia vero. Non basta essere comici, bisogna essere intelligenti, acuti, colti e audaci.

Una voce grottesca e irriverente, perché di questo stiamo parlando, sa rompere ogni schema perché li conosce pienamente. Sa creare la follia rendendola lucida, il demenziale diventa reale, persino edificante. È un vortice caotico ma consapevole, come le opere di Escher in cui tutto appare disordinato, ma, invece, sono di una precisione tale da non solo affascinare chi le osserva, ma da interrogarlo.

È questo il caso di Giuseppe Montesano, gradissimo scrittore napoletano classe 59.

Professore di filosofia, scrittore, critico letterario e traduttore, Montesano è stato finalista al Premio Strega, ha vinto il Premio Napoli con Nel corpo di Napoli, ha meritato il Premio Viareggio per la narrativa con Di questa vita menzognera, nonché il Premio Selezione Campiello. Il suo saggio, Lettori selvaggi, ha vinto il Premio Viareggio per la saggistica. Ha inoltre curato con Giovanni Raboni l’edizione delle Opere di Charles Baudelaire per I Meridiani: poeta a cui ha dedicato anche un romanzo intitolato Il ribelle dai guanti rosa.

Giornalista per Il Messaggero, Il Mattino, Diario e Lo straniero, nonché collaboratore presso la scuola di scrittura Lalineascritta, della scrittrice Antonella Cilento, Montesano è un uomo che ha dato e dà tutto se stesso per la letteratura, e il libro Lettori selvaggi ne è la prova. Ma in questo articolo voglio parlarvi del suo libro d’esordio: A capofitto, edito dapprima, nel 1996, da Edizioni Sottotraccia, poi nel 2001 da Mondadori. Continua a leggere Giuseppe montesano: una voce autoriale inimitabile

leggere può cambiare il mondo

Come denunciato più volte, il nostro è un tempo in cui i lettori di narrativa, quelli veri, famelici, sono una minoranza. Si legge poco e spesso male, complice non solo il ritmo frenetico della vita, ma soprattutto l’evolversi della tecnologia.

Una volta scrissi a un’amica: «Un tempo in bagno leggevamo un libro, oggi fissiamo il cellulare.» Una frase ironica ma che fa pensare: quanti di noi nei momenti liberi aprono un libro anziché fissare il display dello smartphone?

Quando lavoravo in un call center avevo quindici minuti di pausa ogni due ore, tempo che usavo per leggere, mentre attorno a me vedevo persone vagare nel cortile fissando il cellulare. Due ore in gabbia, al telefono, e durante quindici minuti di pausa cosa facevano? Fissavamo inebetiti il cellulare.

Non è il tempo che manca, no, ma la voglia: voglia spesso lesa dalla facilità di distrazioni che ci viene fornita, quasi come a un criceto in gabbia viene data una ruota in cui girare.

In media in un’ora si potrebbero leggere trenta o cinque pagine di un libro, invece sprechiamo ore a fissare lo schermo di un cellulare, a guardare pessime serie TV o a chattare con gente di cui ci interessa ben poco.

È una diseducazione al piacere della lettura, ecco cosa. Una continua, costante lobotomizzatone che assopisce la fantasia e non solo, perché, cosa più grave, atrofizza la curiosità.

Di questo passo nasceranno nuove generazioni colme di giovani del tutto disincantati, privi di sogni e di nobili ambizioni: solo materia organica controllabile, come già stiamo vedendo. Continua a leggere leggere può cambiare il mondo

Lisario, una donna antica, una donna dei nostri tempi.

Oggi più che mai, soprattutto in ambito letterario, parlare di donne è pericoloso, si rischia di cadere nel più sterile populismo, o peggio ancora nella tentazione di dipingere la donna soltanto come vittima, alimentando un sessismo spacciato per femminismo in cui la donna resta comunque una razza, una specie, un oggetto: non un essere umano.

Quanto può essere complesso scrivere di una donna? Cosa dimora nel cuore di una persona che per millenni ha conosciuto ogni tipo di sottomissione e, ancora oggi, nell’era della grande libertà di pensiero, è associata soltanto a un’icona di bellezza fisica o a una fragile creatura da proteggere?

Un’icona, ecco cosa: un oggetto privo di identità, di pensieri, di desideri, contro cui vomitare il proprio credo. Continua a leggere Lisario, una donna antica, una donna dei nostri tempi.