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Intervista a simenon: così ho imparato a raccontare che cos’è l’uomo.

Un colloquio del 1955, con il padre di Maigret, pubblicato sulla celebre rivista americana The Paris review, riproposta da Fandango in una raccolta.

Di Carvel Collins.

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LXXIII edizione del premio strega: la cinquina

Come ogni anno ci avviciniamo alla finale di quello che è il premio letterario più importante, e discusso, italiano: Il Premio Strega.

Fondato nel 1947 da Maria Bellonci e Guido Alberti, il Premio Strega è alla sua settantatreesima edizione. Un premio che nella sua lunga vita ha visto tanti cambiamenti, basti pensare che fra i vincitori della prestigiosa competizione ci sono stati nomi come Cesare Pavese, Alberto Moravia, Elsa Morante, Natalia Ginzburg, Giuseppe Pontiggia, Giovanni Arpino, Primo Levi, Umberto Eco e altri nomi sacri della letteratura italiana, ma, al tempo stesso, e soprattutto negli ultimi decenni, abbiamo visto come vincitori autori meno brillanti di questi colossi della letteratura; questo senza contare le numerose critiche – accuse o calunnie, non sta a noi dirlo – di cui è stato ed è oggetto il premio.

Fra i dodici partecipanti, e persino nella cinquina dei finalisti, abbiamo visto nomi molto discutibili, sia per formazione letteraria, sia per curriculum autoriale: fra cui persino chi ha scritto una sceneggiatura per un film di Moccia.

Certo, ognuno può scrivere il genere che più ama e nel modo più leggero, ovvio, ma quando si tratta di una competizione in cui sono stati premiati scrittori come Pavese, Pontiggia o Moravia, viene l’orticaria ad accostare a questi giganti della letteratura autori che al più fanno la cosiddetta letteratura d’intrattenimento; una cosa che in un certo senso sminuisce il prestigio di grandi scrittori.

Qualche giorno fa è stata ufficialmente comunicata la cinquina che concorre alla vittoria del Premio Strega:

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Narratologia e scuole di scrittura

Fino a cinque anni fa trovare aspiranti scrittori che parlassero di cose come editing era davvero raro, oggi, invece, sembra che tutti siano editor, correttori di bozze o esperti di scrittura. Si usano termini quali show don’t tell, cliffhanger, storytelling o storyline senza averne studiato il significato, spesso ignorando le regoli basilari della scrittura narrativa quali la struttura in tre atti aristotelica.

Come in ogni campo, anche nel mondo della scrittura la crescita esponenziale del web, e soprattutto dei social, ha sdoganato un esercito di persone che attingono piccole nozioni qui e là e credono queste bastino a formali: è il popolo italiano in questo preciso momento storico, tutti credono di sapere tutto e di poter fare tutto.

Questo aumento vertiginoso di provetti scrittori ha dapprima attirato l’interesse di colossi imprenditoriali quali Amazon, portale che ha subito capito di poter lucrare sulle ambizioni (o illusioni) di molti, creando così il Self Publishing. Come Amazon, in molti hanno trovato in questi novelli autori una miniera d’oro: case editrici a pagamento o a doppio binario, minuscole realtà editoriali fondate da persone del tutto ignoranti in ambito letterario, editor improvvisati, blogger e agenzie letterarie nate dal nulla.

Fra queste figure, ovviamente, non mancano i docenti di scrittura creativa e i corsi di scrittura, ed è proprio su questo che voglio concentrarmi. Continua a leggere Narratologia e scuole di scrittura

L’avventura di due sposi

Una delle cose più belle mai scritte, ovviamente una creazione di Italo Calvino.
Non ha bisogno di commenti.

L’operaio Arturo Massolari faceva il turno della notte, quello che finisce alle sei. Per rincasare aveva un lungo tragitto, che compiva in bicicletta nella bella stagione, in tram nei mesi piovosi e invernali. Arrivava a casa tra le sei e tre quarti e le sette, cioè alle volte un po’ prima alle volte un po’ dopo che suonasse la sveglia della moglie, Elide.
Spesso i due rumori: il suono della sveglia e il passo di lui che entrava si sovrapponevano nella mente di Elide, raggiungendola in fondo al sonno, il sonno compatto della mattina presto che lei cercava di spremere ancora per qualche secondo col viso affondato nel guanciale. Poi si tirava su dal letto di strappo e già infilava le braccia alla cieca nella vestaglia, coi capelli sugli occhi. Gli appariva così, in cucina, dove Arturo stava tirando fuori i recipienti vuoti dalla borsa che si portava con sé sul lavoro: il portavivande, il termos, e li posava sull’acquaio. Aveva già acceso il fornello e aveva messo su il caffè. Appena lui la guardava, a Elide veniva da passarsi una mano sui capelli, da spalancare a forza gli occhi, come se ogni volta si vergognasse un po’ di questa prima immagine che il marito aveva di lei entrando in casa, sempre così in disordine, con la faccia mezz’addormentata. Quando due hanno dormito insieme è un’altra cosa, ci si ritrova al mattino a riaffiorare entrambi dallo stesso sonno, si è pari. Continua a leggere L’avventura di due sposi

Lisario, una donna antica, una donna dei nostri tempi.

Oggi più che mai, soprattutto in ambito letterario, parlare di donne è pericoloso, si rischia di cadere nel più sterile populismo, o peggio ancora nella tentazione di dipingere la donna soltanto come vittima, alimentando un sessismo spacciato per femminismo in cui la donna resta comunque una razza, una specie, un oggetto: non un essere umano.

Quanto può essere complesso scrivere di una donna? Cosa dimora nel cuore di una persona che per millenni ha conosciuto ogni tipo di sottomissione e, ancora oggi, nell’era della grande libertà di pensiero, è associata soltanto a un’icona di bellezza fisica o a una fragile creatura da proteggere?

Un’icona, ecco cosa: un oggetto privo di identità, di pensieri, di desideri, contro cui vomitare il proprio credo. Continua a leggere Lisario, una donna antica, una donna dei nostri tempi.