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Il linguaggio editoriale che un autore deve assolutamente conoscere

In onestà credevo non fosse necessario trattare temi così elementari, cose che dovrebbero essere conosciute benissimo da chi cerca di pubblicare un libro. Purtroppo spesso le nozioni recuperate sul web confondono, basti pensare che Amazon chiama sinossi quella che, a tutti gli effetti, è la quarta di copertina.

Il linguaggio editoriale è importante. Non mi riferisco al linguaggio utilizzato esclusivamente dagli addetti ai lavori. Non è detto che un autore debba conoscere cosa si intenda in una redazione quando si parla di una vedova e di un’orfana, ovvio, ma ci si aspetta che un autore conosca almeno i rudimenti del mestiere che sta cercando di intraprendere.

Immaginate di andare a fare un colloquio come magazziniere, okay? Vi saranno chieste cose inerenti al lavoro a cui aspirate, giusto? Si useranno termini relativi alle mansioni che dovrete svolgere, vi parleranno di stoccaggio, di picking & packing, di transpallet e altri termini chiarissimi per chi ha dimestichezza in tale ambito, o comunque conosciuti da chi si è informato prima di sostenere un colloquio.

Dunque, perché un autore non dovrebbe conoscere i termini editoriali, o almeno quelli che gli saranno chiesti prima che lui invii la propria candidatura fra migliaia di candidature? E secondo voi, perché mai un editore che riceve migliaia di candidature in un anno dovrebbe rispettare chi non ha neppure la cura di seguire le sue istruzioni?

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Ho scritto un romanzo, e adesso?

Ho scritto un romanzo, e adesso? Adesso come prima cosa assicurati che sia veramente finito. Troppe volte si crede ultimato un lavoro che in verità è solo una prima stesura. Sarebbe consigliabile farsi leggere da qualcuno che ne capisce, un lettore forte e analitico, capace di essere il più oggettivo possibile. Fatto questo, bisogna capire cosa si desidera fare del proprio lavoro, e per farlo è necessario compiere la cosa più difficile non solo per uno scrittore, ma per tutti: essere onesti con se stessi.

Quale valore il mio testo?

Per rispondere a questa domanda dovrete ovviamente non cantarvela da soli né essere troppo insicuri, ma obbiettivi, e per farlo bisogna aver letto tanto e bene, così che possiate paragonarvi ai grandi scrittori. Ultima cosa, dovrete essere consapevoli delle vostre attuali capacità: ho scritto qualcosa di migliore?

In base alle risposte potrete capire a chi puntare, perché in base a questo capirete come muovervi.

Ho scritto un lavoro per la piccola editoria, per la media editoria, per la grande editoria oppure voglio puntare a un concorso? O magari voglio pubblicare in Self publishing?

Ogni scelta prevede un percorso diverso, ovviamente salvo la casualità, che c’è sempre.

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Progetto editoriale: La finestra chiusa

IV

Oggi  

Fermo fuori la mia stanza, la fotografia della mia infanzia in mano, fissavo la porta della cucina. Adesso a malapena si udiva il rumore del televisore acceso, al suo posto mi sembrava di sentire le grida di mio padre e le urla di mia madre trent’anni fa.

«Io prendo a quello e me ne vado.»

Rino mi fissava con odio ogni volta che nostra madre urlava quella frase. Quello ero io, lui lo sapeva, e temevo che se mamma mi avesse davvero portato via, lasciando mio fratello lì con Onofrio, lui mi avrebbe ucciso.

Perché mamma voleva portare me e non lui via da Onofrio?

Nel tempo mia madre aveva smesso di minacciare di andare via con me, minacciava di andarsene e basta, poi neppure più quello, rassegnata a restare lì, schiava di Onofrio e di noi figli.

Feci per uscire di casa, ma la porta socchiusa dello sgabuzzino attirò la mia attenzione, al di là di essa udivo il buio sussurrare il mio nome.

Da bambino non la lasciavo mai aperta, perché Rino mi aveva detto che li c’erano i fantasmi, e quando l’aprii pensai che forse mio fratello aveva ragione. Fra scaffalature di ferro piene di carabattole vidi i vecchi attrezzi da lavoro di mio padre, in un angolo erano ammassate alcune cornici scrostate, fra cui una che aveva contenuto una tela di Arturo Grassi, venduta da mio padre dopo il fallimento della fabbrica, ridotta a un buco dove c’erano solo lui e mia madre.

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Progetto editoriale: Piciul

VIII  

Damin correva di vicolo in vicolo, attorno a lui palazzi scrostati, minuscoli negozi cinesi e alimentari pakistani.

Non vedeva altro che suo fratello Floris, era scolpito nelle sue pupille, pulsava come un ascesso.

Avanzò veloce, calpestò rifiuti, vetri rotti, immondizia lasciata a marcire ai piedi di cassonetti straboccanti.

Schiacciò la carcassa di un gatto: gli tornò in mente la volta in cui Floris l’aveva portato in un cimitero a dissotterrare un morto per fregargli l’oro. Allora avrebbe voluto gettare suo fratello in quella fossa, invece ci era caduto lui, sotto le risate di Floris.

Continuò a correre, respirava puzza di muffa, palazzi cadenti si susseguivano irregolari, di tanto in tanto da una cappella nel muro il volto triste della vergine Maria sembrava compatirlo.

Sfrecciò davanti un edificio distrutto, gli parve di vedere il presepio che aveva costruito a otto anni. Era stata sua madre, quando era ancora in casa, a insegnargli a farlo. Una volta finito, Floris gliel’aveva distrutto, poi ci aveva pisciato sopra e aveva steso lui con un pugno.

«Frocio! Tu giochi cu ‘e bamboline?»

Suo padre rideva, mentre Damin, in lacrime, rimpiangeva il fratello che un tempo lo aiutava a costruire quello stesso presepio, insieme alla loro mamma. Continua a leggere Progetto editoriale: Piciul

antonio franchini: redattore di ferro, scrittore sensibile

In un precedente articolo ho già parlato di Antonio Franchini e del suo meraviglioso libro Quando scriviamo da giovani. Redattore storico della narrativa italiana Mondadori, dal 1991 al 2015 ha portato la casa editrice milanese a innumerevoli successi, fra cui la scoperta di casi letterari quali Giordano e Saviano. Lasciata Mondadori ora si occupa della narrativa italiana e della saggista per Giunti.

Oltre che il più grande redattore italiano contemporaneo, Franchini, come già scritto nel precedente articolo a lui dedicato, è uno scrittore eccelso, a mio dire paragonabile a quei rari casi di scrittori al di fuori dell’ordinario come Giuseppe Montesano o Arnaldo Colasanti: prodigi unici in ambito letterario, almeno qui in Italia.

Un vero peccato che Franchini, come i due illustri nomi a lui accostati, a causa dei suoi numerosi impegni editoriali possa scrivere poca narrativa.

Vincitore del Premio Bergamo nel 1997, del Premio Fiesole Narrativa Under 40 e del Premio Mondello Autore italiano nel 2003, la sua scrittura risulta precisa, alta e raffinata seppur concreta ed evocativa, al punto da rendere appassionante quanto un Classico della letteratura anche un testo che potrebbe essere definito un reportage narrativo come I gladiatori, bellissimo libro pubblicato nel 2005 da Mondadori nella collana P.B.O. Continua a leggere antonio franchini: redattore di ferro, scrittore sensibile

comici alle nazioni unite? no grazie, non in editoria

Negli ultimi anni qui in Italia in ambito editoriale, se così si può definire, ha preso piede in modo esponenziale la figura chiamata editor: ossia il curatore editoriale, una professione da sempre esistita ma oggi, forse grazie al termine figo d’oltreoceano, pari a qualcosa di mistico.

A memoria credo che da circa sette anni questo termine sia sulla bocca di tutti, sciupato, abusato, deformato, proprio come succede a ogni cosa diffusa in modo approssimativo nel grande calderone del web, dove tutti possono attingere prendendo solo il necessario senza scavare mai all’origine di ogni nozione.

Sembrerà strano ma la figura del curatore editoriale è sempre esistita qui in Italia, dai tempi della fondazione di case editrici storiche quali Mondadori, Feltrinelli, Einaudi e molte altre: il tempo in cui editoria e letteratura ancora camminavano a braccetto.

Nel tempo questa figura, inizialmente inquadrabile come il redattore, si è sviluppata e definita, ha acquisito ruoli sempre più specifici, così da aiutare a velocizzare, senza ledere in qualità, la produzione di un libro. Ma parliamo di un tempo in cui fondatori, soci e collaboratori delle varie realtà editoriali erano quasi tutti intellettuali: termine oggi appioppato a chiunque spari luoghi comuni in televisione. In particolare gli anni successivi alla seconda guerra mondiale sono stati floridi di cambiamenti, per quanto difficili, per il panorama editoriale italiano: gli anni di GianGiacomo Feltrinelli, vero pioniere dell’editoria, uomo coraggioso che ha osato portare a noi capolavori quali Il dottor Zivago e Il Gattopardo, opere in cui nessuno credeva.

Tutto questo solo per definire il valore che allora veniva dato ai libri, all’editoria e dunque al lavoro svolto dal curatore editoriale, figura spesso ricoperta da celebri scrittori, critici raffinati e zelanti studiosi. Continua a leggere comici alle nazioni unite? no grazie, non in editoria

trasfigurare i ricordi e creare nuove vite

Negli articoli su Pontiggia e Starnone abbiamo trattato un tema fondamentale quando si scrive narrativa: trasfigurare la propria vita a servizio della pagina. È il bisogno impellente di raccontare qualcosa di personale, di scavare in sé, intimamente, recuperare i tasselli di una vita e ricomporli sulla pagina scritta.

Spesso questo aspetto della scrittura ci porta a fare memoriale della nostra vita, in particolare rivolgendo lo sguardo agli anni della gioventù: i volti passati, i luoghi vissuti, esperienze che ci sono scivolate addosso, quasi al momento sembrassero inutili, sciocchezze, ma incise a fuoco nel patrimonio della nostra memoria.

Un atto di memoriale immenso, almeno da ciò che ho avvertito leggendolo, è contenuto nel libro Quando scriviamo da giovani, di Antonio Franchini, edito prima nel 1996 da Sottobraccia edizioni, poi nel 2003 da Avagliano editore.

Antonio Franchini è stato curatore della narrativa italiana per Mondadori dal 1993 al 2015, e attualmente è redattore per Giunti editore. Conosciuto come pilastro dell’editoria italiana, padre di diversi Bestseller e redattore che ha donato a Mondadori il maggior numero di vittorie al Premio Strega, Antonio, non è solo un fantastico redattore ed editor raffinato, ma anche uno scrittore eccezionale. Ha vinto il Premio Fiesole Narrativa Under 40 e il Premio Mondello Autore italiano nel 2003 e, le sue opere di narrativa, sono state pubblicate in prevalenza con Marsilio editore.

Antonio Franchini (© PIERGIORGIO PIRRONE / MARGOPHOTO / Lapresse)

Purtroppo dal 2011 Antonio non ci ha regalato più nulla di narrativo, concentrato sulla saggistica e sul suo importantissimo ruolo editoriale. Continua a leggere trasfigurare i ricordi e creare nuove vite