Ho scritto un romanzo, e adesso?

Ho scritto un romanzo, e adesso? Adesso come prima cosa assicurati che sia veramente finito. Troppe volte si crede ultimato un lavoro che in verità è solo una prima stesura. Sarebbe consigliabile farsi leggere da qualcuno che ne capisce, un lettore forte e analitico, capace di essere il più oggettivo possibile. Fatto questo, bisogna capire cosa si desidera fare del proprio lavoro, e per farlo è necessario compiere la cosa più difficile non solo per uno scrittore, ma per tutti: essere onesti con se stessi.

Quale valore il mio testo?

Per rispondere a questa domanda dovrete ovviamente non cantarvela da soli né essere troppo insicuri, ma obbiettivi, e per farlo bisogna aver letto tanto e bene, così che possiate paragonarvi ai grandi scrittori. Ultima cosa, dovrete essere consapevoli delle vostre attuali capacità: ho scritto qualcosa di migliore?

In base alle risposte potrete capire a chi puntare, perché in base a questo capirete come muovervi.

Ho scritto un lavoro per la piccola editoria, per la media editoria, per la grande editoria oppure voglio puntare a un concorso? O magari voglio pubblicare in Self publishing?

Ogni scelta prevede un percorso diverso, ovviamente salvo la casualità, che c’è sempre.

Tralasciamo un attimo l’auto pubblicazione e concentriamoci sul percorso editoriale classico, e per farlo capiamo un attimo la differenza fra piccola, media e grande editoria.

Allora, per piccola editoria di norma si intende quelle case editrici che pubblicano al massimo 10 libri in un anno. La media editoria va da 11 a 50 titoli in un anno. La grande editoria supera i 50 titoli in un anno.

Questo giusto per far chiarezza.

Una piccola ma seria casa editrice ha una politica editoriale ben definita, pubblica soltanto un determinato genere o ha diverse collane, talvolta propone anche la ristampa dei classici della letteratura (iniziativa coraggiosa e che stimo moltissimo), traduce anche autori stranieri non editi dalle grandi realtà editoriali italiane.

Un piccolo editore ha sempre una distribuzione, che sia Messaggerie o una distribuzione modesta, non ha solo la vendita online dei testi, ma una rete che gli permette di arrivare in diverse librerie e far sì che i propri libri siano ordinabili ovunque. Inoltre, un piccolo editore ha sempre un dominio di posta personale, è presente alle fiere, ha un ufficio stampa (talvolta piccino, ma ce l’ha), supporta l’autore durante le presentazioni, talvolta arriva persino a premi prestigiosi.

Insomma, un piccolo editore è professionale e si fa il cosiddetto mazzo.

Probabilmente dopo aver letto queste parole state pensando: «Ma io ho pubblicato con una piccola casa editrice che pubblica ogni anno un sacco di libri».

No, non avete pubblicato con una piccola casa editrice, ma con una delle tante realtà che rientrano nella micro editoria.

A oggi le realtà editoriali sono circa 2000, fra queste esistono tantissime case editrici davvero piccole, talvolta non hanno neppure una casella di posta elettronica con un dominio personale né un canale di distribuzione. Ciò non vuol dire che siano pessime, attenzione, non sto dicendo questo, sto dicendo che sono realtà piccine, spesso fondate da persone che amano i libri, altre volte solo da imprenditori improvvisati che vogliono lucrare su molte persone che – negli ultimi anni con una crescita esponenziale – sognano di pubblicare un libro. In ogni caso non hanno spesso i mezzi economici o le risorse umane per fare un salto di qualità, o almeno non nell’immediato; in alcuni casi è addirittura una sola persona a curare ogni aspetto della casa editrice, spesso neppure da un ufficio, ma da casa.

Questo fa capire diversi aspetti: difficilmente avrò una vera distribuzione, l’editing spesso sarà non altro che un copy editing o una sofisticata correzione di bozze, non arriverò a nessun premio importante.

La cosa che interessa a noi resta però: ho finito il mio romanzo, e ora?

Partendo dalla micro editoria, si può certo capire che questi editori hanno bisogno di pubblicare tanti libri per guadagnare, e puntano molto sul digitale, così da abbattere i costi. Dunque la selezione è spesso bassa, per quanto si dica il contrario. Ovviamente non sto generalizzando, ci sono anche realtà nella micro editoria che scelgono con cura i propri autori.

In ogni caso, se intendi inviare a una casa editrice appartenente alla micro editoria e sei certo di aver scritto un buon testo, allora vai tranquillo, invia tramite posta elettronica.

È diverso per la piccola editoria, di cui stavamo parlando pocanzi, prima di questa necessaria parentesi.

Se davvero sei sicuro del tuo testo, allora non ti resta che studiare il catalogo delle piccole case editrici e scegliere solo quelle che fanno al tuo caso.

Ma come, non faccio editare il testo?

È una tua libera scelta, dipende da ciò che vuoi. Sappi che una piccola casa editrice fa editing: mediocre, discreto, buono oppure ottimo che sia, ma lo fa; dunque pagheresti per un lavoro che passerebbe comunque per le mani di un altro editor, inoltre potresti non recuperare i soldi spesi, perché non attenderti di vendere le millemila copie, chiaro?

Certo, c’è la scelta di rivolgersi a un editor di fiducia perché si desidera in ogni caso non mettere sul mercato una lavoro che non rispecchia il massimo delle proprie capacità, magari perché si conosce un editor migliore di quello presente nelle case editrici selezionate: è una scelta che rispetto e appoggio pienamente. Diversamente si potrebbe richiedere una consulenza o una scheda, qualcosa capace di aiutarci a migliorare il nostro testo prima di inviarlo, ma meno costosa di un editing. Però siamo capaci di migliorarci da soli?

Bisogna rispondere sempre con onestà a questa domanda, né va del nostro lavoro, e penso sia più importante dell’ego.

Scelto il da farsi, studiato le case editrici, il catalogo di ognuna di esse, la distribuzione, la loro presenza concreta nel panorama editoriale italiano, non vi resta che inviare.

I tempi di attesa normalmente vanno dai due ai sei mesi.

Una piccola parentesi, quando scrivete una e-mail non fate la gara a chi ce l’ha più lungo, di falli letterari gli editori ne vedono tantissimi, di tutte le dimensioni e le forme, dunque non vi spacciate come il nuovo Rocco Siffredi della letteratura.

Questo non vuol dire che dobbiate mostrarvi mini dotati: il giusto e il vero!

Chi siete, cosa avete scritto, perché avete scelto tale casa editrice.

Limitatevi al necessario e non dite palle, perché sappiate che gli editori interessati poi andranno a stalkerarvi sui social network.

Se invece l’editore dovesse chiedere determinate cose da scrivere nel messaggio di posta, limitatevi a quelle cose, non strafate, rispettate ogni aspetto di quanto da loro chiesto, anche se vi chiedessero di inviare loro il modello Isee; diversamente, inviate a un altro editore.

La selezione non è altissima, nel senso che non chiedono la Divina Commedia, ma pretendono (si spera tutte) qualità, qualsiasi sia il genere da loro trattato. Dunque la selezione c’è, hanno una linea editoriale ben definita, un piano editoriale che non prevede più di 10 libri in un anno, e un comitato di lettura.

Si può fare, ma per diverse ragioni non sempre va bene.

Magazzino Messaggerie

La media editoria, invece, prevede un percorso diverso.

Partiamo dal fatto che la media editoria è quella che da sempre è in lotta – per modo di dire – con la grande editoria, ossia con i famosi marchi editoriali o con quelle realtà (di recente La nave di Teseo sembra essere stata aggiunta nella grande editoria, sia per numero di libri pubblicati che per introiti) che conosciamo tutti, persino chi non scrive ma legge tanto. Ha di certo tutte le caratteristiche della piccola editoria, ma sviluppate sia per qualità che per la struttura aziendale. Dunque la selezione è molto più dura, ma ciò che offrono e molto più di quello che la piccola editoria può offrire, limitata comunque dalle proprie forze, benché molto spesso (fortunatamente) piccoli editori che si fanno il culo riescono a portare la propria casa editrice nella rosa della media editoria.

Ma torniamo a noi: cosa devo fare?

Come detto bisogna fare tutto quello che si dovrebbe fare nel caso si decidesse di inviare alla piccola editoria, ma di più, con maturità e consapevolezza.

Studiamo il catalogo, vediamo chi sono gli addetti ai lavori e gli autori, leggiamo almeno un loro libro, capiamo la loro strategia.

La presentazione dell’autore in questo caso è fondamentale.

Come scritto in un vecchio articolo, spesso si arriva a una media casa editrice per contatto diretto, che non vuol dire raccomandazione, significa essersi fatti conoscere tramite scuole di scrittura, concorsi rinomanti, riviste letterarie; oppure avere un agente, ma di questo parleremo fra poco. Certo, non si esclude il caso, le varianti, ma qua stiamo fornendo una linea guida.

Nel leggere i loro libri potrai renderti conto non solo se il tuo lavoro sia in linea con ciò che pubblicano, ma se onestante tu sia o memo al livello dei loro autori.
Non inviare mai lavori acerbi a millemila editori, tanto meno alle realtà della media e della grande editoria. Gli addetti ai lavori parlano fra loro, esistono persino blacklist in cui inseriscono gli aspiranti autori più molesti.

Dunque, il mio lavoro è valido per un medio editore?

Se hai fatto tutto da solo, credo di no.

Sempre salvo eccezioni, chi arriva alla media editoria si è confrontato tanto e bene con diversi addetti ai lavori, di quelli veri. Ha fatto una gavetta, spesso ha pubblicato su rinomate riviste letterarie o ha collaborato con esse, ha ricevuto una menzione a un premio importante, si è fatto notare in una scuola di scrittura.

Insomma, ci sa fare quando scrive, conosce il mondo dell’editoria, ha un curriculum. Spesso il suo testo è stato letto da Beta di professione, da agenti letterari, magari è stato editato.

Chiarito questo punto, sempre confermando di rispettare ciò che ti chiedono di inviare e cosa dire di te, sappi che la prima cosa che dovrà saltare ai loro occhi è chi sei.

Sei hai pubblicato sulle riviste, forse ti conoscono. Magari ti hanno visto in una scuola di scrittura o a parlare con i loro docenti, dal vivo o sul web. Forse si ricordano di te per quella menzione a un premio letterario.

Insomma, hai un curriculum. Una visibilità.

Diversamente spera che il valore del tuo testo sia davvero buono, perché, fortunatamente, moltissime case editrici medie puntano davvero a pubblicare solo opere di qualità. Proprio per questo il tuo testo dovrà essere perfetto, e da subito, a partire dalla sinossi. Perché se la sinossi non incuriosisce ti scarteranno subito. Se la sinossi dovesse colpirli, ma le prime dieci cartelle dovessero risultare noiose, ti scarterebbero senza andare avanti nella lettura.

Hai a che fare con veri professionisti (si spera), gente che ha un occhio allenato. Inoltre qui la competizione è davvero forte.

Mandare a una media casa editrice un testo che non sia passato fra le mani di molti lettori di qualità o di editor è un suicidio, salvo rare e piacevoli eccezioni.

Sulla grande editoria, invece, c’è ben poco da dire. È un terno al lotto! Eliminando i soliti fenomeni da social network, VIP o amici di amici, cose di cui neppure voglio parlare, per arrivare alla grande editoria, sempre salvo rare eccezioni – e noi speriamo sempre che ce ne siano – ci vuole tanta gavetta nelle riviste letterarie, l’aversi fatto il mazzo in qualche scuola di scrittura e lì essersi fatti valere, essere una persona che in un modo o in un altro ha stabilito contatti con il mondo editoriale o letterario: insomma, tutto ciò che vale per la media editoria, ma molto di più.

Paolo Giordano è stato scoperto da Antonio Franchini su Nuovi Argomenti, e questo dopo essere stato editato e supporta dalla bravissima Raffaella Lops. Saviano proviene a sua volta dalle riviste letterarie e ha un trascorso con piccoli editori, proprio come De Giovanni, così come tutti quelli che vinco il Premio Calvino vengono subito presi a bordo di una grande casa editrice e spesso arrivano al Premio Strega: e non conoscono persone che hanno vinto al Calvino con un testo non editato. Poi ci sono le eccezioni, e noi le amiamo.

Ho fatto nomi cosiddetti commerciali proprio perché tutti possano capire il messaggio: è davvero raro arrivare a un grande editore da sconosciuto, senza una gavetta, con un lavoro non editato da un professionista. Hanno tantissime richieste. Sono aziende che seguono un ritmo di lavoro velocissimo: non hanno tempo, hanno mille scadenze da rispettare, mille cose da fare.

In questo fanno da filtro gli agenti letterari, di cui adesso parliamo, tanto per la grande editoria abbiamo capito cosa bisogna fare, no?

Da premettere che gli agenti letterari sono utili anche per arrivare alla media editoria. Ho visto alcuni farsi proporre da un agente anche per la piccola editoria. Per la grande editoria, salvo le suddette cose, è davvero indispensabile.

Ma come si arriva a un agente letterario?

Prega!

Scherzi a parte, oggi arrivare a un agente letterario rinomato è davvero difficile.

Partiamo dal fatto che un agente letterario o un’agenzia letteraria si vede sempre da due fattori: la formazione dell’agente in questione o di chi lavora nell’agenzia, e il portfolio di autori e relative pubblicazioni.

Più alto è il livello, più difficile sarà accedervi.

Chiusa parentesi, come si arriva a un agente letterario, a parte pregando?

Quando si fa un buon esordio con una media o grande casa editrice in molti casi sono loro a contattare te, e intendo quelli veri, con un vero curriculum. Diversamente ci si deve proporre, sia per la lettura di un’opera prima, sia quando si ha già pubblicato un’opera con un medio o grande editore, sia quando si ha già pubblicato con la micro o piccola editoria e si vuole proporre un nuovo testo.

Nel più dei casi si accede tramite una scheda di valutazione a pagamento.

Partiamo dal fatto che è giustissimo farsi pagare per una scheda di valutazione, perché dietro di essa c’è un vero lavoro, talvolta molto faticoso; detto questo, immaginate quante richieste riceverebbero le agenzie se non ci fosse questo filtro?

Pagare una valutazione significa dare peso alla propria opera. Certo, è una restrizione per chi non ha soldi, ma da persona che fa mille cose per campare e non ha mai avuto papino alle spalle vi garantisco che i sacrifici si fanno eccome quando si ama davvero la scrittura, perché essa diventa per noi priorità, più importante dei vestiti, di un’auto, di una vacanza.

Ma pagare una scheda di valutazione non significa essere rappresentati, attenzione. Solo chi risulta interessante – e nell’interesse dell’agente non c’è solo la qualità del testo, ma anche la sua vendibilità – viene contattato per una seconda valutazione che potrebbe poi portare l’autore a essere rappresentato da un agente o da un’agenzia.

Sono davvero pochissimi gli agenti o le agenzie che valutano dattiloscritti senza farli passare prima per il filtro della scheda di valutazione, di solito lo fanno eccezionalmente o soltanto per un numero limitato di persone e in determinati periodi.

Di seguito una lista ricavata dal web, di cui posso con certezza confermarvi la veridicità sulla Ceccacci, sulla Meucci, sull’agenzia Vicky Satlow e sulla Pietrosanti, e confermarvi ulteriormente che non è facile essere scelti.


Beretta Mazzotta: no
Berla & Griffini https: no
Bottega Editoriale http: sì
Ceccacci Literary Agency: 3 persone/mese e il primo giorno del mese
Clementina Liuzzi: no
Donzelli Fietta: no
Eulama: sì
Fabula Agenzia: no
Kalama: no
Loredana Rotundo: no
MalaTesta: no
Meucci: 10 persone/mese e in un solo determinato giorno in cui è attivo il form online
Nabu di S. Brunelli: no
Natoli Stefan & Oliva: talvolta
Pastrengo: sì
Piergiorgio Nicolazzini: no
Pietrosanti: sì, solo durante i primi sette giorni di ogni mese
Psocoidea: sì
Rita Vivian: sì
Rosaria Carpinelli: no
Saper Scrivere: talvolta
Sosia & Pistoia: no
The Italian Literary Agency: no
Thésis content: sì
Vicky Satlow: sì
Walkabout: no

I DATI POTREBBERO NON ESSERE AGGIORNATI

Bene, abbiamo chiarito diversi aspetti, no? A cosa puntare, come muoversi, cosa sapere.

Ma se volessi pubblicare in Self publishing?

Certo, ma in tal caso dopo aver finito il tuo romanzo ti servono alcune cose: un lettore di professione o un lettore davvero fidato, e per fidato non intendo la mamma o il cugino, ma un lettore forte e analitico; poi ti serve un editor, possibilmente uno che abbia studiato a livello universitario o da privato, e quando dico privatamente intendo non un corso di un paio di mesi; probabilmente ti servirà anche un correttore di bozze, perché non è detto che l’editor ti offra anche questo servizio compreso nel prezzo: se vede l’errore, okay, corregge, ma tieni presente che per editare ci vuole un tipo di sguardo, per correggere una bozza ce ne vuole un altro, dunque poi non prendertela con l’editor per eventuali refusi; ancora, ti serve un grafico o un disegnatore, qualcuno che sappia curare la copertina del tuo libro non solo a livello estetico, ma anche per appetibilità a livello commerciale. Infine, ma questo dipende da persona a persona, qualora l’aspirante scrittore non fosse in possesso di spiccate capacità di marketing o buoni contatti per avere una degna pubblicità, sarebbe il caso di affidarsi a un ufficio stampa o a un social manager.

Oddio, ma questo libro mi viene a costare un botto di soldi!

Scusami, ma pensi che l’editore non paghi un editor, un correttore di bozze, un grafico e un ufficio stampa?

Certo, man mano che cresce il livello della casa editrice crescono le competenze dei loro collaboratori (almeno dovrebbe essere così), comunque sia investono soldi e risorse per realizzare il tuo libro, e lo fanno perché sono realtà imprenditoriali.

Se scegli il Self publishing, diventi tu l’imprenditore, dunque è giusto che tu sostenga ogni costo e che il rischio di impresa sia tuo.

Detto questo non devi fare altro che guardare con onestà il valore della tua scrittura e decidere quale strada intraprendere, consapevole che nel mondo editoriale mai nulla è certo, esistono sempre continue varianti, giuste o sbagliate che siano.

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