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I 7 archetipi di Vogler: imparare a riconoscerli

Abbiamo già utilizzato il brillante libro Il viaggio dell’eroe, di Christopher Vogler, per parlare sia della storia in tre atti sia del principio di antagonismo, servendoci anche del prezioso manuale di Robert McKee, Story, ma stavolta desidero usarlo per elencarvi la figura necessaria dei personaggi archetipici, figure che, in un modo o nell’altro, sono riconosciute a livello inconscio dal lettore e subito avvertite come qualcosa di intimo, capaci di creare immediatamente empatia.

Vediamo anzitutto cos’è un archetipo in narrativa.

La parola archetipo, diversamente dallo stereotipo che rappresenta una copia o una riproduzione, significa Immagine originaria, o Modello originario.

L’archetipo è il principio completo e perfetto, mentre gli stereotipi raffigurano un’imitazione parziale o comunque non originaria. Il suo concetto deriva dalla Dottrina delle idee di Platone in cui è menzionato un luogo al di là della materia in cui esistono i concetti nella loro pura origine, privi di contaminazione: principi universali immutabili, immuni dunque al divenire e al mutamento come gli oggetti empirici, i quali si pongono rispetto alle idee cercando di imitarle. Per Platone, infatti, le idee esistono a prescindere dalla realtà e sono accessibili a quattro livelli:

1. Livello dell’essere, perché gli oggetti immanenti partecipano delle idee per somiglianza o imitazione.

2. Livello della conoscenza, dal momento che noi possiamo riconoscere gli oggetti solo in base alle idee a cui li associamo.

3. Livello di valore, in quanto un oggetto è tanto più perfetto quanto più si avvicina all’idea, e tanto meno perfetto quante più peculiarità ha.

4. Principio unificatore della molteplicità: esistono molte idee di come possa essere una determinata cosa, ma una sola idea reale di quella cosa.

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L’incipit, questo sconosciuto.

Ogni giorno nei gruppi Facebook per aspiranti scrittori leggo decine di incipit, così come ogni giorno qualcuno mi contatta per chiedermi un parere sul proprio incipit.

In ambedue i casi quello che leggo non è mai un incipit, ma un estratto del romanzo, spesso lungo una cartella o anche più.

Che sia l’inizio di una scena, un breve sommario, non è comunque un incipit che leggo.

Credo sia necessario fare chiarezza su cos’è un incipit: è l’inizio della storia, ed è l’inizio della storia per il lettore, dunque ciò che gli permette di lasciare il mondo reale per entrare nel mondo narrativo. Ciò che viene subito dopo è già la storia che il lettore, nel più dei casi, leggerà solo se l’incipit dovesse colpirlo, perché se la magia che porta una persona a immergersi in una storia non avviene immediatamente, non funziona. Il lettore ci molla.

Potremmo definire l’incipit come una promessa narrativa, con esso promettiamo al lettore che andando avanti nella lettura troverà qualcosa di bello, degno del suo tempo.

Questo ci porta a una domanda: ma allora dovremmo scrivere per far felice il lettore?

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Il linguaggio del romanziere non è quello dello sceneggiatore: scene e sommari

Ad alcuni potrà sembrare strano che io scriva un articolo riguardo il sommario e il suo utilizzo in narrativa, addirittura inutile, trattandosi di una delle forme basilari utilizzate per scrivere un romanzo. Eppure tante volte nel parlare con aspiranti scrittori, addirittura con chi ha già pubblicato, ho riscontrato una totale ignoranza verso questa forma di narrazione che non può definirsi neppure una tecnica né un espediente, in quanto indispensabile per il componimento di un’opera di narrativa, da sempre.

Credo che anche stavolta tale ignoranza sia dovuta alla perdita delle nostre radici e al desiderio spasmodico di seguire tutto ciò che è Made in USA, senza neppure comprendere che i cugini statunitensi hanno furbamente attinto al nostro patrimonio culturale, sfruttandolo talvolta meglio di noi. Non a caso tutti i provetti scrittori che bazzicano il web, e soprattutto i social network, conoscono a memoria il significato di termini quali show don’t tell, cliffhanger, flashback o flashforward, ma cascano dalle nuvole quando gli menzioni il sommario, una forma di narrazione che assieme alle scene compone la struttura di un romanzo: il resto sono espedienti, tecniche utilizzabili o meno; sommario e scene solo l’ossatura del testo di narrativa, senza l’intrecciarsi di ambedue le forme è impensabili poter scrivere un romanzo, salvo magari un racconto.

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Se una storia non nasce da un’inquietudine, perché scriverla?

Abbiamo già parlato di cose come la storia in tre atti, il conflitto interiore e il nucleo atomico di una storia, ma visto che molti mi espongono spesso dei dubbi, ho deciso di unire i tre argomenti e farlo a partire dal conflitto interiore.

Vi è mai capitato di leggere un romanzo che vi appare disarticolato? A me spesso. Sembra che gli avvenimenti succedano per caso e i personaggi si muovano subendo gli eventi anziché reagire a essi in modo logico con il loro modo di essere.

Questo succede quando i personaggi sono inesistenti, o meglio, quando lo scrittore non li conosce.

Abbiamo parlato tante volte di Georges Simenon. Perché i suoi personaggi sono indimenticabili? Perché lui sapeva spingere i loro conflitti fino al limite massimo, e poteva farlo perché di loro conosceva tutto, ogni pensiero, ogni loro gusto.

Chi ha letto la bellissima intervista rilasciata da Simenon, presente in quest’area del sito, sa che lui era solito raccogliere per anni informazioni sui propri personaggi. Raccoglieva il materiale in apposite cartelline, poi, quando sentiva che una delle sue storie era pronta per essere scritta, si metteva al lavoro e in due settimane finiva il romanzo.

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Una storia è fatta di svolte: I quindici beat sheet di Blake Snyder

Quello che noto spesso quando leggo un aspirante scrittore, o un autore che ha esordito con una piccola casa editrice, è l’assenza di svolte nella storia, e per svolte non intendo azioni eclatanti, ma eventi che, nati da una causa, producano un effetto nella vita dei personaggi dinnanzi cui questi non possono restare passivi.

La vita umana è sempre basata sul principio Causa/Effetto, da questo non si sfugge. La Causa e ciò che crea l’Effetto, ed esso ci porta inevitabilmente a dover compiere una scelta, dunque un’azione.

Prendiamo per esempio un capolavoro della letteratura italiana che di sicuro conoscete, Il barone rampante, di Italo Calvino, un romanzo in cui l’innesco della storia è immediato.

Cosimo Piovasco di Rondò, durante uno dei soliti e noiosi pranzi in famiglia, disobbedisce a suo padre che vuole costringerlo a mangiare le disgustose lumache cucinate da sua sorella Battista e, risoluto, sale su un albero, deciso a non scendere più.

Ora, se il rifiuto di Cosimo si fosse ridotto a un blando tira e molla con suo padre, non sarebbe accaduto nulla, invece Cosimo, a seguito di un conflitto nato dalla richiesta paterna, risponde decidendo di salire su un albero e di restarci per sempre; non resta passivo, agisce, e lo fa mosso da un conflitto interiore che, nell’evolversi della storia, risulterà avere radici ben più profonde di una semplice lite dovuta a un piatto di lumache.

Ecco, le svolte portano i nostri personaggi a prendere decisioni e ad agire, e a farlo in modo concreto e coerente con il loro mondo interiore, che sia conscio o inconscio.

Sembra una cosa scontata, eppure, come detto inizialmente, spesso leggo pagine e pagine in cui non succede nulla, in cui i personaggi spiegano i propri sentimenti, si parlano addosso, girano e rigirano sempre attorno alla stessa questione senza che accada mai niente: la storia non va avanti. Continua a leggere Una storia è fatta di svolte: I quindici beat sheet di Blake Snyder

Giuseppe Montesano su David Foster Wallace

Grazie mille alla scuola di scrittura creativa Lalineascritta, fondata più di ventisei anni fa dalla scrittrice Antonella Cilento.

Il secondo incontro della ottava edizione (2019-2020) de “I Magnifici Sette”, la serie di lezioni magistrali sui classici della letteratura che lo scrittore Giuseppe Montesano tiene nell’ambito dei laboratori di scrittura creativa de Lalineascritta.. Questa lezione, tenutasi a Napoli il 21/11/2019, ha come protagonista lo scrittore statunitense David Foster Wallace. Tutti i dettagli del ciclo qui: http://bit.ly/2olpqhX

giuseppe montesano parla di bruno schulz

Grazie mille alla scuola di scrittura creativa Lalineascritta, fondata più di ventisei anni fa dalla scrittrice Antonella Cilento.

Il terzo incontro della ottava edizione (2019-2020) de “I Magnifici Sette”, la serie di lezioni magistrali sui classici della letteratura che lo scrittore Giuseppe Montesano tiene nell’ambito dei laboratori di scrittura creativa de Lalineascritta. Questa lezione, tenutasi a Napoli il 5/12/2019, ha come protagonista lo scrittore polacco Bruno Schulz. Tutti i dettagli del ciclo qui: http://bit.ly/2olpqhX

il punto di vista è un patto con il lettore

Oggi voglio parlarvi di un aspetto fondamentale quando si scrive narrativa, e voglio farlo a partire da un film, diversamente dal solito. Non credo sia così strano parlare di tecniche di narrazione portando come esempio un film, in quanto dietro a ogni lavoro cinematografico c’è un lavoro di scrittura, e se un film è buono lo si deve fondamentalmente a un soggetto vincente e a una sceneggiatura ben scritta.

Il film in questione è Rashomon, capolavoro del maestro Akira Kurosawa, tratto dal racconto Nel bosco di Ryūnosuke Akutagawa; un film uscito in Giappone nell’agosto 1950 e mal visto dalla critica locale, ma fortunatamente portato in Italia da Giuliana Stramigioli, docente di italiano presso l’Università degli Studi Stranieri di Tokyo e fondatrice della Italifim, permettendogli di vincere Il Leone d’oro al miglior film e poi, a distanza di pochi mesi, il Premio Oscar come miglior film straniero. Continua a leggere il punto di vista è un patto con il lettore

La storia in tre atti

Negli ultimi anni le scuole di scrittura creativa e i corsi online sono aumentati in modo esponenziale, questo perché è sempre maggiore il numero di persone che si cimentano nella scrittura narrativa, spesso solo come mezzo di riscatto personale seguendo l’illusione di successo e fama.

Tralasciando quest’ultimo aspetto, trovo assurdo che si parli di tecniche narrative senza far riferimento ad Aristotele.

Sembra che ogni tecnica di narrazione sia di origine statunitense. Ci si riempie la bocca di termini inglesi, abbreviazioni, acronimi, ma quasi mai si menzionano le origini della narrazione: una triste abitudine che la nostra società applica in ogni campo.

Invece è proprio Aristotele a insegnarci per primo il paradigma basilare su cui si regge ogni storia: Inizio, svolgimento, fine. Continua a leggere La storia in tre atti

IL PRINCIPIO DELL’ANTAGONISMO

Nella rubrica Consigli di lettura abbiamo più volte detto quanto per la buona riuscita di una storia sia necessario che i personaggi, dal protagonista alla più effimera comparsa, siano mossi da un conflitto interiore: un desiderio che, smosso da eventi esterni e interiori, mette in cammino ogni personaggio e così la storia.

Io desidero una donna, la amo e la voglio, ma di colpo il mio migliore amico si invaghisce di lei: fra me e il mio amico nasce una lotta, l’amicizia diventa antagonismo e siamo pronti allo scontro pur di raggiungere l’oggetto del desiderio.

Questo è un esempio banale, classico, ma quando scriviamo dobbiamo sempre sfruttare gli archetipi: sfruttare, non copiare.

Ma complichiamo le cose, facciamo che io desidero una donna, la amo, ma lei è amata anche dal mio migliore amico a cui devo la vita. Questo accende un doppio conflitto: voglio la donna che amo, sono geloso del mio amico, eppure non voglio tradire il senso di riconoscimento nei suoi confronti.

O ancora, io amo una donna, questa donna è amata anche dal mio miglior amico a cui devo la vita ma che in verità detesto, proprio perché salvandomi la vita davanti a una fiamma di gioventù ha dimostrato la propria forza e la mia debolezza, soffiandomi la ragazza.

Potremmo andare avanti all’infinito, coinvolgendo nella disputa fra i due uomini un ulteriore conflitto della donna da loro bramata, magari delle famiglie, degli amici.

Questo è il principio di antagonismo, una forza che non porta semplicemente un individuo a lottare con un secondo individuo per raggiungere un proprio desiderio, ma che smuove desideri contrastanti nella vita interiore di un personaggio, portandolo a compiere azioni, a fare scelte.

Più l’antagonismo con forze esterne e forze interiori sarà forte e complesso, più un personaggio risulterà interessante e la storia avvincente: ecco perché amiamo i personaggi borderline, gli anti-eroi, tutti quelli che sembrano in continua lotta non solo con gli altri, ma con se stessi.

Il principio di antagonismo è spiegato in modo magistrale in Story, manuale di scrittura creato da Robert McKee, una vera bibbia per chi desidera scrivere, che si tratti di scrittura narrativa o scrittura cinematografica.

Di seguito il capitolo in cui McKee insegna come sfruttare al massimo il principio di antagonismo.

Buona lettura. Continua a leggere IL PRINCIPIO DELL’ANTAGONISMO