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Tratto dal romanzo: In cerca della morte

XVI  

Camminavamo su petali di rosa, attorno a noi arcate dorate da cui ondeggiavano nell’aria profumata di gelsomino drappi di velluto. I Righeira, imbalsamati, suonavano e cantavano sorridenti in una teca di cristallo. Ovunque decine di Akim, completamente nudi, si lavavano la schiena a vicenda.

«Si plepalano pel glande lito…» sussurrò il temerario Akim, facendoci strada fra pile di suoi cloni, mentre su di noi piovevano petali profumati.

Io e l’ingenuo Bambi, sbigottiti, ci fermammo sull’uscio di un’altra sala, mentre Jesus sembrava trattenere solo una scorreggia.

Carne! Ovunque carne. Una matassa di carne palpitante, ansante, ululante. Non si vedevano che gambe, braccia e teste intrecciarsi in un groviglio carnoso, molliccio, sudaticcio, fremente. Il pavimento colmo di cuscini ne era invaso: impossibile camminare senza sprofondarci, senza essere risucchiato da quei corpicini nudi che si avvinghiavano fra loro, afferrandosi, scavalcandosi, penetrandosi, leccandosi: un gomitolo di carne e di secrezioni che non avremmo mai potuto sciogliere.

Mi vennero le vertigini, mi sentivo male. Temevo di perdere l’equilibrio e cadere in quel turbinio ansante, di venirne ingerito. Continua a leggere Tratto dal romanzo: In cerca della morte

Tratto dal romanzo La finestra chiusa

VIII  

Dopo quel giorno, Lia era stata accolta nel garage di Ugo. Checco aveva dovuto accettarla, tollerarla era il compromesso per non restare da solo.

Il loro primo vero dialogo avvenne quando lui ci convinse che al cimitero del Pianto avremmo fatto un affare. Stavolta statue e tutto il resto non le avremmo date a Banana, ma a Vincenzo ‘A Zoccola, uno spacciatore che lui bazzicava, e in cambio non ci avrebbe dato sigarette o erba, ma coca.

Né io né Ugo volevamo sniffare, ma Checco aveva minacciato di additarci come senza palle.

Lia non aveva aperto bocca, sorprendendo Checco. Arrivati sul posto era stata proprio lei a farci entrare.

Giunti lì, Checco e Ugo sul Benelli, io, Lia e Salvatore sulle biciclette, trovammo il cimitero chiuso per chissà quale festività, o forse solo perché il papà di Lia era troppo ubriaco. Lei, senza perdersi d’animo, ci mostrò delle sbarre piegate da cui passare.

Così fummo dentro grazie a Lia, non certo per merito di Checco, ora più risentito di prima. Non era nemmeno lui ad andare avanti, ma io e Lia, come se il piano fosse nostro. Continua a leggere Tratto dal romanzo La finestra chiusa

Tratto dal romanzo In cerca della Morte

I

Quando appresi che la Morte era scomparsa stavo a letto tormentato da un devastante dopo sbornia. Dalla persiana calata lame di luce fendevano la semioscurità fumosa e mi precipitavano sul viso, le urla sguaiate di una bambina mi giungevano dalla strada e si mischiavano al miagolio del gatto che, ostinato, picchiettava con la zampa sulla mia faccia.

Senza neppure aprire gli occhi mi voltai di scatto e sbattei il micio al suolo, fra vestiti sporchi, pacchetti di sigarette appallottolati e bottiglie vuote. Affondai la testa nel cuscino, soffocato dalla tosse, rivoli di bava mi colavano sulla barba.

A un tratto il trillo del telefono parve spaccare ogni rumore, un urlo che mi giunse nel cervello come un proiettile.

Mi rivoltai nel letto a occhi chiusi e senza smettere di tossire. Allungai la mano e tastai il vuoto in cerca di quel dannato cellulare, dal comodino caddero dei libri e una bottiglia di vino.

Feci appena in tempo a respirare un pungente tanfo di piscio prima che, afferrato il telefono, un possente grido frantumò ogni mia speranza di starmene a casa a smaltire la sbornia.

«Dove Cristo di un Dio sei, Gargiulo? Lo vedi che cazzo di ore sono, eh? Lo vedi? Lo vedi o no, brutto pezzo di merda?».

No, non lo vedevo. Non vedevo nulla. Tossivo ancora, mentre dall’altra parte del telefono il mio capo continuava a urlare. Incurante della tosse, dell’ora e del capo agguantai il pacchetto di sigarette, me ne ficcai una in bocca e l’accesi. Continua a leggere Tratto dal romanzo In cerca della Morte

Tratto dal romanzo Piciul

IX   

Blanca sedeva a tavola, accanto a lei Luzia canticchiava e colorava di rosa un rinoceronte. Nella stanza si respirava il profumo di carne e verdure bollite del Ciorbă cucinato da Nonna Loreta.

«Il rinocerul este gri» disse Blanca.

«Ti ho detto che non la capisco la lingua di mamma» brontolò Luzia, continuando a disegnare.

Blanca sorrise e le accarezzò i capelli.

«Dai che la capisci…»

Luzia sbuffò. Si scostò i capelli dal viso, alzò il disegno verso Blanca e sorrise.

«Vedi che è più bello rosa?»

Blanca si fiondò su di lei e le fece il solletico.

«Allora vedi che la capisci…»

«Lasciami. Lasciami» ridacchiò Luzia.

Crollarono sul tavolo, l’una sull’altra, ridevano ancora, sotto di loro disegni e colori.

Arrivata ora di cena ogni gesto fu avvolto dal silenzio. Il solo rumore era quello della TV e del cibo masticato. Continua a leggere Tratto dal romanzo Piciul

Romanzo La finestra chiusa: parte del capitolo diciannove

Poco dopo, andato via il nonno e le zie, finalmente fui libero da quella farsa. Come ogni vigilia c’era la partita a carte a casa di Ugo, puntualmente trasformata in una nottata a guardare film porno, visto che sua madre e le sue sorelle andavano a mangiare fuori e poi a ballare, e suo padre era come se non esistesse.

Seduta sulle scale del proprio pianerottolo trovai Lia. Leggeva un libro di Dickens, i capelli le cadevano sul viso.

Mi sedetti accanto a lei.

«Ehi, auguri…»

Neppure scostò lo sguardo dalle pagine.

«Se’, auguri…»

«Ma che hai? Tutto bene?»

Sbuffò e chiuse di colpo il libro.

«Si può sapere perché ogni volta che a Natale uno non sorride gli si fanno mille domande?»

Non risposi, non sapevo che dire. Lei, seccata, si scostò una ciocca di capelli dal viso e tornò subito al romanzo.

«Che poi vorrei sapere cosa c’è di tanto speciale a Natale» aggiunse.

Per un attimo pensai a Maria Mangiacapra, e a Rosa Marra che la prendeva in giro perché non festeggiava il Natale. Osservai la porta dell’appartamento di Lia, cercai di udire qualche rumore, della musica, una risata, ma si udiva solo il fracasso del televisore acceso, come da me. Continua a leggere Romanzo La finestra chiusa: parte del capitolo diciannove

Piciul: seconda parte del capitolo 1

Blanca sedeva alla finestra del bagno, fissava il libro poggiato sulle proprie ginocchia. Sotto di lei c’era un abisso così profondo da farle male, le sembrava di precipitarvi.

Negli appartamenti di fronte un vecchio guardava la TV, una famiglia cenava in silenzio, un uomo urlava contro una donna.

A un tratto qualcuno bussò alla porta del bagno.

«Blanca, tuo telefono sta squillando.»

«Sosire, bunica.»

Blanca sospirò e chiuse il libro. Sentì i passi di sua nonna Loreta allontanarsi.

Nel corridoio, illuminato appena dalla luce del tinello, si udiva solo la voce del televisore e il suo telefono che trillava.

Entrò nella camera che divideva con sua sorella Luzia e sua nonna, fra giocattoli e vestiti raccolse dal letto il cellulare.

«Oh, sto scendendo» strepitò.

Sbuffò e chiuse. Si lasciò cadere sul letto, le lenzuola profumavano di lavanda, sul comodino c’erano i libri che sua madre Kira le leggeva da bambina.

La ricordava a malapena. Sua madre era morta da sette anni, un paio di mesi dopo la nascita di Luzia, Blanca aveva solo otto anni.

Guardò una foto al muro, lei era in braccio a sua madre. Aveva sei anni, la stessa età di Luzia.

Calzò in fretta le scarpe, prese la propria roba e uscì dalla stanza. Continua a leggere Piciul: seconda parte del capitolo 1

Come presentarsi a un editore

Come presentarsi a un editore:

L’avvento di Internet e la crescita esponenziale di nuove realtà editoriali, purtroppo spesso pessime, ha convito gli autori che basti inviare mail come non ci fosse un domani per ricevere risposta.
Certo, nel caso della micro editoria, non della piccola, forse va anche bene, ma quando si vuole pubblicare seriamente è il caso di guardare con chi si ha a che fare, consultare il catalogo, vedere cosa cercano gli editori e quando lo cercano; e anche così non è detto che si venga letti, perché gli editori oggi ricevono centinaia di proposte di pubblicazione al giorno.
Dunque è inutile?
Sì, direi di sì. Sono altre le strade da seguire.
Oggi lo scouting è pressoché nullo, contano molte le scuole di scrittura, di quelle serie, tenute da scrittori stimati in ambito editoriale; sono un’ottima vetrina i concorsi letterari seri, fra cui il Calvino o il Neri Pozza; o ancora le riviste letterarie.
È una piacevole sorpresa vedere come l’editoria stia facendo di nuovo scouting, seppur in modo lieve, nelle riviste letterarie, a volte guidate da veri amanti della letteratura.
Seppur con la letteratura scrittori come Giordano o Saviano non hanno niente a che fare, è interessante sapere che proprio da lì sono stati scovati.
Di seguito un elenco delle più importanti riviste letterarie.
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Il grande esordio di una bellissima voce autoriale.

In questa pagina non intendo scrivere solo di opere classiche o autori affermati, ma dare spazio anche ai libri di autori emergenti o esordi letterari, come quello di Andrea Zandomeneghi di Capalbio, e il suo primo romanzo Il giorno della nutria, uscito quest’anno con una casa editrice che non ha bisogno di presentazioni: la Tunué.

A mio dire Andrea, prima ancora di esordire con la Tunué, ha seguito uno dei percorsi migliori per un autore: ha atteso, e intanto ha studiato, ha scritto, ha collaborato con riviste e portali di letteratura.

Insomma, non ha avuto fretta di pubblicare, non si è bruciato, e ora ne sta raccogliendo i frutti. Continua a leggere Il grande esordio di una bellissima voce autoriale.