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Progetto editoriale: Piciul

Tornato a casa, Dorin andò a chiudersi subito in camera sua.  I due letti erano ordinati: quello di sua sorella, Paula, aveva sopra una coperta viola con dei grossi fiori rosa, quella di Dorin era gialla con degli orsacchiotti.

La stanza profumava di lavanda e borotalco, non c’era un granello di polvere. Sulle mensole giacevano peluche, alcune bambole di pezza, foto di Dorin e sua sorella da bambini.

Guardandosi in una di quelle foto, gli parve di somigliare a una delle bambole sul comodino: sua sorella lo stringeva a sé proprio come una pupattola.

Non ricordava nemmeno quando Paula l’aveva gettato via, ridotto a una bambola troppo vecchia e brutta per giocarci. Per Paula e sua madre Dorin era cresciuto, adesso era solo un ragazzo grasso, brutto e stupido.

Si sedette sul letto. Non sapeva cosa fare. Non riusciva neanche a pensare a cosa volesse fare. Guardava la stanza e basta.

Sua sorella si precipitò in camera, frenetica come sempre. Portava sulla spalla il borsone della palestra e indossava una tuta firmata, così diversa dagli abiti da mercato di Dorin.

Dorin la fissava, nemmeno se ne accorgeva. Paula lasciò cadere la borsa sul pavimento, si sedette sul letto e si tolse le scarpe.

«Si può sapere che diavolo guardi? Sembri un ritardato.»

Dorin chinò subito il capo.

«Scusa…» borbottò.

«Sei proprio uno stupido!» ridacchiò lei.

Dorin guardò le scarpe di sua sorella, non emanavano alcun fetore. Paula profumava di buono, proprio come sua madre, Florica, mentre lui, a detta di sua madre e sua sorella, puzzava sempre.

Quando aveva dieci anni, sua madre l’aveva trascinato fino in bagno urlando: «Ora ti faccio vedere io come ci si comporta.»

L’aveva spogliato, gettato nella vasca e lavato con una tale forza che sembrava volesse strappargli la carne dalle ossa.

«Non hai preso niente da me. Guarda tua sorella, invece.»

Dorin non sapeva da chi avesse preso. Suo padre non l’aveva mai conosciuto, né sua madre gliene aveva mai parlato. Una volta l’aveva sentita dire a Paula: «Gli uomini fanno tutti schifo», e Dorin aveva compreso che anche lui faceva schifo.

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Molto più che il Canto di Natale.

Quando si parla di Charles Dickens, purtroppo, tutti pensano solo alle favole, collegandolo immediatamente alle trasposizioni cinematografiche e della Disney del racconto Canto di Natale; altri lo associano alla figura di autore leggero, visto che spesso ha scritto di bambini.

Ma come ha scritto di bambini, Dickens? Questo le persone dovrebbero capire, come dovrebbero capire l’atroce dramma e accusa sociale che si cela dietro al racconto Canto di Natale. Continua a leggere Molto più che il Canto di Natale.