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Diamo il giusto nome alle cose: l’arte รจ qualcosa di sacro

Ogni giorno mi chiedo quale sia il senso della mia vita, non solo, mi domando che senso ci sia nella vita stessa. Siamo animali, solo questo, e come tali votati alla mera sopravvivenza? Siamo semplicemente cose di carne destinate a perire?

Questo cervello, questo cuore, queste mani, questi polmoni, questo stomaco, tutto questo me stesso che ora scrive e pensa e piange e vive sono davvero io, o รจ solo un contenitore, carne e ossa e nervi e vene che un giorno marciranno?

Stupidaggini, pensieri inutili. Eppure i libri rimasti nella storia contengono proprio queste sciocchezze. Non la forma, non la storia, non la lingua li hanno resi immortali, ma queste veritร  che sin dagli albori della vita definiscono il percorso dellโ€™essere umano: chi sono, da dove vengo, dove vado?

Senza queste riflessioni non esiste creativitร , nรฉ arte, nรฉ vita.

Ogni giorno penso a queste cose. Ogni giorno penso al senso della mia vita: se la mia sia davvero vita, o animalesca sopravvivenza. Ogni giorno penso a cosa resterร  di me, a quanto mi resta, a cosa ho fatto, a cosa faccio e dove sto andando. Ogni giorno penso alla vita, dunque inevitabilmente penso alla morte.

Oggigiorno รจ scandaloso pensare alla morte, รจ una cosa cupa, brutta, da nascondere. Non si muore piรน in casa, ma negli ospedali. I morti devono essere separati dai vivi, occultati, il fetore della decomposizione deve essere celato dal candore del marmo, da fiori profumati, da una fotografia sorridente: immagine artefatta di tutti i nostri tormenti.

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Scrittori e menestrelli

Ogni giorno, appena sveglio, mi chiedo quale sia il motivo che porti una persona a scrivere. รˆ la prima domanda che mi pongo quando apro gli occhi, lโ€™ultima che accompagna il mio sonno dopo ore notturne perse fra parole, caratteri, verbi, aggettivi e frasi; ingerendo e vomitando vocaboli e immagini fino allโ€™alba, senza riuscire mai ad afferrarli pienamente e, infine, schiacciato, arrendendomi a morire mentre il mondo si risveglia, desiderando solo un altro giorno per provarci ancora.

Cosa porta mai a sopportare questa follia? E la si vive per davvero? Lโ€™audace lotta per congiungere lโ€™invisibile al visibile. Strappare qualcosa dal cuore, dalla mente, dalle vene e da ciรฒ che chiamiamo anima e trasfigurare quel qualcosa, appena una bozza di consapevolezza, in immagini, in volti, chiazze di ricordi e di voci.

รˆ follia pura voler incarnare la memoria, renderla ancora viva quando รจ invece materia morta, sepolta, vivida solo in flebili respiri che avvertiamo appena un attimo nel silenzio dei nostri sguardi: i momenti in cui ci perdiamo a fissare la sagoma del riflesso di noi stessi, sbiadita e consumata nella frenesia della vita.

Ogni giorno mi chiedo se io sia capace di scrivere, se ne abbia la forza, la costanza, la vocazione, la pazzia. Ogni giorno mi interrogo su cosa sia uno scrittore: termine oggi โ€“ piรน di ieri โ€“ usurpato, denigrato, violentato. E mi chiedo se io lo voglia davvero fare: e cosa fare? Che tipo di scrittore essere, e che tipo di uomo? Qual รจ il senso di questa lotta per raggiungere quellโ€™immagine che ti picchia nel torace di continuo, ossessivamente: lโ€™urlo di una bestia che non ti fa dormire, se non stordito dallโ€™alcool?

La memoria, il ricordo, lโ€™ossessione di una vita che sai mortale: la tua esistenza fatta di attimi che vuoi inchiodare sulla pagina, come le farfalle di Nabokov.

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Parole che danzano dipingendo nuovi mondi

Esistono libri che si rimpiange di aver letto, ma non in senso negativo, quanto perchรฉ durante la lettura ci si accorge che dopo non si potrร  trovare di meglio in un altro testo. Sono libri rari, tesori inestimabili che racchiudono il senso intimo della letteratura.

Forse non a casa gli autori di questi preziosi capolavori hanno scritto ben poco, perchรฉ probabilmente a loro volta non avrebbero potuto fare di meglio: superare quel meraviglioso grido che hanno inciso sulla carta e nei secoli.

Purtroppo nel caso di Bruno Schulz la sua opera letteraria fu stroncata da una pallottola sparata da un ufficiale della Gestapo il 19 novembre 1942.

Sono sicuro che molti non conoscono neppure il nome di questo magnifico scrittore, ritenuto oggi uno dei piรน grandi (se non il piรน grande) esponente della letteratura polacca.

Nato da una famiglia ebrea della Galizia orientale nel 1982, a Drohobyฤ, รจ stato uno scrittore, pittore e critico letterario, ma โ€œgrazieโ€ allโ€™olocausto compiuto dalla Germania la maggior parte dei suoi scritti sono andati perduti, fra cui il suo unico romanzo, allโ€™epoca incompiuto, denominato Il Messia. Continua a leggere Parole che danzano dipingendo nuovi mondi

Scrivere significa scavare nel pozzo delle proprie inquietudini

In un precedente articolo ho giร  parlato di Edgar Allan Poe, autore nato a Boston il 19 gennaio 1809 e morto a Baltimora il 7 ottobre 1849. Come potrete leggere nellโ€™altro articolo, in cui รจ riportato il suo meraviglioso racconto La maschera della morte rossa, Poe non ha avuto vita facile sotto nessun aspetto. Morto giovane in preda al delirio e senza aver mai raggiunto il meritato successo, รจ oggi definito lโ€™indiscusso maestro del terrore. Un genio della letteratura. Uno scrittore capace di portare ai limiti estremi lโ€™angoscia umana.

Poe non usa mostri, lupi mannari o vampiri per terrorizzare il lettore, no, lui fa qualcosa di piรน: le sue pagine sono specchi in cui il lettore ci si riflette, incapace di sfuggire dalle proprie paure piรน intime. รˆ nel deliro umano che Poe ci porta con le sue storie, negli incubi che accomunano gli uomini, nelle paure piรน ataviche che da sempre ci tengono svegli.

Non consiste forse in questo la vera arte di uno scrittore? Condurre il lettore in un vortice, spesso soffocante. Portare il lettore al limite massimo dei conflitti interiori dei personaggi di cui legge, scendere assieme a loro nel baratro, condividere le loro paure. Continua a leggere Scrivere significa scavare nel pozzo delle proprie inquietudini

L’arte di creare dal nulla un vero incubo

Oggigiorno lโ€™appellativo di โ€œgenioโ€ รจ talmente abusato che il significato della parola stessa sembra non aver piรน valore. Qualsiasi campo artistico strabocca di questi cosiddetti geni, spuntano fuori come funghi, probabilmente proprio perchรฉ nel nostro tempo di geni ce ne sono davvero pochi, forse nessuno, al punto da doverli ricercare in ogni presunta novitร , che sia essa semplicemente unโ€™eccentricitร  nel vestiario, un dipinto dallo stile atipico, un brano di narrativa particolarmente brillante.

Lโ€™ordinario diventa geniale, la mera stravaganza una forma dโ€™arte. Si sente la necessitร  che qualcosa sia geniale e si dร  questo epiteto a qualsiasi cosa accattivante, forse proprio perchรฉ ciรฒ che davvero รจ geniale รจ stato dimenticato, cosรฌ come i tanti classici della letteratura che tutti conoscono ma non tutti hanno letto: la genialitร  conclamata รจ diventato un bel dipinto conosciuto da tutti per fama, ma mai osservato.

Riguardo la letteratura รจ davvero difficile pensare a qualcosa di geniale. Sappiamo bene che tutte le storie sono state giร  scritte. Certo, possono nascere piccole innovazioni, personaggi o dinamiche che appaiono nuove, ma probabilmente spulciando fra milioni di libri troveremo qualche storia simile a quella che credevamo unica. Il punto รจ come si racconta una storia. Continua a leggere L’arte di creare dal nulla un vero incubo

il doloroso punto di vista di un emarginato

Essendo la vigilia di Natale probabilmente ci si sarebbe aspettati che parlassi di A Christmas Carol del grande Dickens, ma sarebbe stato troppo scontato. Ho preferito scegliere un libro che, in un certo senso, accusa allo stesso modo, se non con maggior brutalitร , lโ€™ipocrisia della societร  che proprio durante le feste emerge in tutto il suo impeto.

Il libro in questione รจ Lโ€™ultimo giorno di un condannato a morte, capolavoro di Victor Hugo scritto nel 1829, in cui sono narrati gli ultimi giorni di vita di un prigioniero del carcere di Bicรชtre. Una critica diretta, spietata, fatta da Hugo nei confronti dei bagni penali e della pena capitale, ma non solo; in questo libro si nota unโ€™accusa estesa allโ€™intera societร  francese in cui la vita umana, quella degli ultimi, non aveva alcun valore: tema da lui trattato in ogni suo capolavoro, ossia lโ€™estremo divarico fra le classi sociali.

Del condannato in questione non sappiamo di preciso la classe sociale, ma dalla descrizione della sua famiglia possiamo immaginare non sia di un ceto autorevole, benchรฉ non si tratti neppure di un poveraccio, ma la sua condizione di forzato, peggio, di condannato al patibolo, lo rende una nullitร , non altro che immondizia sociale, un cane rognoso sbeffeggiato dal popolo stesso. Continua a leggere il doloroso punto di vista di un emarginato

Kafka: il vero spirito di uno scrittore

Ogni volta che mi domando quale sia il vero senso della scrittura, perchรฉ scriviamo, il mio pensiero vola subito a Kafka, a mio dire icona incarnata di quello che dovrebbe essere lo spirito di uno scrittore.

Nella precedente frase il condizionale รจ piรน che voluto, perchรฉ oggigiorno lo spirito degli scrittori, se di spirito e di scrittori si puรฒ parlare, รจ ben lontano da quello di Kafka; complice un panorama editoriale sempre meno attento al senso primordiale della scrittura, troppo impegnato ad accontentare un pubblico, ahimรจ, formato in maggioranza da lettori pigri o radical chic.

Ridicolo, e pericoloso, vedere come gli scrittori amatoriali aumentino di giorno in giorno, mentre diminuiscono i lettori. Viene da chiedersi il perchรฉ di questa improvvisa esplosione di talenti letterari: mai secolo fu piรน ricco di scrittori come il nostro.

Siamo dinnanzi alla rinascita della letteratura italiana, oppure al suo totale declino? Continua a leggere Kafka: il vero spirito di uno scrittore