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Diamo il giusto nome alle cose: l’arte รจ qualcosa di sacro

Ogni giorno mi chiedo quale sia il senso della mia vita, non solo, mi domando che senso ci sia nella vita stessa. Siamo animali, solo questo, e come tali votati alla mera sopravvivenza? Siamo semplicemente cose di carne destinate a perire?

Questo cervello, questo cuore, queste mani, questi polmoni, questo stomaco, tutto questo me stesso che ora scrive e pensa e piange e vive sono davvero io, o รจ solo un contenitore, carne e ossa e nervi e vene che un giorno marciranno?

Stupidaggini, pensieri inutili. Eppure i libri rimasti nella storia contengono proprio queste sciocchezze. Non la forma, non la storia, non la lingua li hanno resi immortali, ma queste veritร  che sin dagli albori della vita definiscono il percorso dellโ€™essere umano: chi sono, da dove vengo, dove vado?

Senza queste riflessioni non esiste creativitร , nรฉ arte, nรฉ vita.

Ogni giorno penso a queste cose. Ogni giorno penso al senso della mia vita: se la mia sia davvero vita, o animalesca sopravvivenza. Ogni giorno penso a cosa resterร  di me, a quanto mi resta, a cosa ho fatto, a cosa faccio e dove sto andando. Ogni giorno penso alla vita, dunque inevitabilmente penso alla morte.

Oggigiorno รจ scandaloso pensare alla morte, รจ una cosa cupa, brutta, da nascondere. Non si muore piรน in casa, ma negli ospedali. I morti devono essere separati dai vivi, occultati, il fetore della decomposizione deve essere celato dal candore del marmo, da fiori profumati, da una fotografia sorridente: immagine artefatta di tutti i nostri tormenti.

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L’incipit, questo sconosciuto.

Ogni giorno nei gruppi Facebook per aspiranti scrittori leggo decine di incipit, cosรฌ come ogni giorno qualcuno mi contatta per chiedermi un parere sul proprio incipit.

In ambedue i casi quello che leggo non รจ mai un incipit, ma un estratto del romanzo, spesso lungo una cartella o anche piรน.

Che sia lโ€™inizio di una scena, un breve sommario, non รจ comunque un incipit che leggo.

Credo sia necessario fare chiarezza su cosโ€™รจ un incipit: รจ lโ€™inizio della storia, ed รจ lโ€™inizio della storia per il lettore, dunque ciรฒ che gli permette di lasciare il mondo reale per entrare nel mondo narrativo. Ciรฒ che viene subito dopo รจ giร  la storia che il lettore, nel piรน dei casi, leggerร  solo se lโ€™incipit dovesse colpirlo, perchรฉ se la magia che porta una persona a immergersi in una storia non avviene immediatamente, non funziona. Il lettore ci molla.

Potremmo definire lโ€™incipit come una promessa narrativa, con esso promettiamo al lettore che andando avanti nella lettura troverร  qualcosa di bello, degno del suo tempo.

Questo ci porta a una domanda: ma allora dovremmo scrivere per far felice il lettore?

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Parole che danzano dipingendo nuovi mondi

Esistono libri che si rimpiange di aver letto, ma non in senso negativo, quanto perchรฉ durante la lettura ci si accorge che dopo non si potrร  trovare di meglio in un altro testo. Sono libri rari, tesori inestimabili che racchiudono il senso intimo della letteratura.

Forse non a casa gli autori di questi preziosi capolavori hanno scritto ben poco, perchรฉ probabilmente a loro volta non avrebbero potuto fare di meglio: superare quel meraviglioso grido che hanno inciso sulla carta e nei secoli.

Purtroppo nel caso di Bruno Schulz la sua opera letteraria fu stroncata da una pallottola sparata da un ufficiale della Gestapo il 19 novembre 1942.

Sono sicuro che molti non conoscono neppure il nome di questo magnifico scrittore, ritenuto oggi uno dei piรน grandi (se non il piรน grande) esponente della letteratura polacca.

Nato da una famiglia ebrea della Galizia orientale nel 1982, a Drohobyฤ, รจ stato uno scrittore, pittore e critico letterario, ma โ€œgrazieโ€ allโ€™olocausto compiuto dalla Germania la maggior parte dei suoi scritti sono andati perduti, fra cui il suo unico romanzo, allโ€™epoca incompiuto, denominato Il Messia. Continua a leggere Parole che danzano dipingendo nuovi mondi

L’involuzione e l’omologazione dell’arte

Quando Umberto Eco dichiarรฒ che, in sintesi, i social media hanno dato diritto di parola a legioni di deficienti, non mostrรฒ altro che la punta dellโ€™iceberg di una problema molto piรน profondo, ormai radicato nel tessuto sociale del nostro tempo e nella mentalitร  umana. Mai come oggi potremmo trovare calzanti analogie fra il nostro tempo e il saggio dello psicologo e filosofo Erich Fromm: Essere o avere; anche se forse, a dirla tutta, il titolo piรน idoneo alla nostra realtร  sarebbe Essere o apparire.

I social e la gestione coatta del web hanno dato modo non solo a tanti, a tutti, di mettere bocca su qualsiasi cosa, ma di avere un palco dove esibire e celebrare se stessi e una propria presunta arte. Questo termine, arte, oggi ha perso valore e significato. La parola arte, nel suo concetto piรน vasto, definisce ogni tipo di forma creativa ed estetica che, avvalendosi di abilitร  innate e acquisite, sviluppate grazie ad accorgimenti stilistici e tecnici derivanti dallo studio e dall’esperienza, riesce a suscitare emozioni e messaggi tramite un linguaggio che potremmo definire universale, in quanto frutto di un indubbio codice maturato nei secoli. Dunque lโ€™arte non รจ solo lโ€™effetto di un fattore puramente emotivo, ma un vero linguaggio che si acquisisce studiando. Ogni innovazione artistica, come ci insegnano in particolare molti maestri della letteratura e della pittura, trova origine nelle basi classiche dellโ€™arte in questione. Continua a leggere L’involuzione e l’omologazione dell’arte

ฤŒechov: quando persino da uno starnuto si crea una storia.

Trovo assurdo che oggi coloro che si avvicinano alla narrativa, o almeno con lโ€™intento di pubblicare, si cimentino subito nella scrittura di un romanzo, pur non avendo esperienza alcuna, o quasi nulla, della scrittura di un racconto.

Con questo non voglio dire che scrivere un romanzo sia piรน difficile che scrivere un racconto, si tratta di due generi diversi di narrazione, hanno finalitร  diverse e un respiro narrativo diverso; dunque non vedo assolutamente i racconti come una palestra per arrivare a un romanzo, perchรฉ un buon racconto non รจ una bozza di romanzo, nรฉ un buon romanzo รจ un racconto portato per le lunghe: sono due cose diverse. Il romanzo รจ un insieme di azioni drammaturgiche che si muovono nello spazio e nel tempo, mentre il racconto รจ una sola e potente azione drammaturgica condensata in un unico tempo. Potremmo paragonare i due stili narrativi al pugilato: il romanzo vince ai punti, il racconto vince per knockout. ย 

Dunque, รจ certo difficile scrivere un romanzo ricco di personaggi cui vicende si intrecciano, ma รจ altrettanto complicato scrivere un racconto in cui si segue una sola e unica azione drammatica cosรฌ potente da stendere in poco tempo i lettori.

La cosa che mi fa storcere il naso quando vedo aspiranti scrittori alle prese con un romanzo, senza perรฒ aver mai scritto un solo racconto, รจ il pensiero di trovarmi al cospetto di una persona che non sente il bisogno selvaggio di scrivere. Continua a leggere ฤŒechov: quando persino da uno starnuto si crea una storia.

Come Achab, uno scrittore deve inseguire la propria personale balena bianca; deve raggiungere il prorio Dรกimลn.

Credo che da tutti gli articoli qui presenti sia ormai chiaro che, almeno a mio dire, uno scrittore non puรฒ scrivere roba decente, forte, di carne e sangue se non partendo da qualcosa di intimo. Certo, come abbiamo giร  detto, un vero scrittore riesce a trasfigurare le proprie esperienze, a fissarle ed esorcizzarle donandole alla propria storia, persino quando essa รจ dichiaratamente autobiografica; questa capacitร  rende una storia pubblica, ossia non piรน unโ€™esperienza privata, ma intima anche per altri, unโ€™esperienza dello scrittore che diventa specchio per quelle del lettore.

Ovviamente ci sarebbe tanto da discutere sulla capacitร  dei lettori di farsi davvero toccare da qualcosa di talmente intimo da risultare spesso doloroso, cosa che porta molti scrittori a scrivere piccole cose, farse piene di luoghi comuni atte a soddisfare proprio persone desiderose di entrare in empatia con cose che, a conti fatti, altro non sono che lo specchio delle proprie illusioni e di unโ€™immagine distorta e infantile del sรฉ. Tralasciando perรฒ questo tipo di narrativa che non mi interessa e questi lettori che spero possano maturare, tornando al precedente discorso credo che sia lโ€™ossessione verso qualcosa a condurre uno scrittore a creare pagine vive, grondanti sangue; unโ€™ossessione spesso verso qualcosa di intangibile a cui neppure si riesce a dare un nome concreto ma che cโ€™รจ, perennemente presente nello scrittore.

Rosa Montero lo definiva il Dรกimลn. Continua a leggere Come Achab, uno scrittore deve inseguire la propria personale balena bianca; deve raggiungere il prorio Dรกimลn.

Scrivere significa scavare nel pozzo delle proprie inquietudini

In un precedente articolo ho giร  parlato di Edgar Allan Poe, autore nato a Boston il 19 gennaio 1809 e morto a Baltimora il 7 ottobre 1849. Come potrete leggere nellโ€™altro articolo, in cui รจ riportato il suo meraviglioso racconto La maschera della morte rossa, Poe non ha avuto vita facile sotto nessun aspetto. Morto giovane in preda al delirio e senza aver mai raggiunto il meritato successo, รจ oggi definito lโ€™indiscusso maestro del terrore. Un genio della letteratura. Uno scrittore capace di portare ai limiti estremi lโ€™angoscia umana.

Poe non usa mostri, lupi mannari o vampiri per terrorizzare il lettore, no, lui fa qualcosa di piรน: le sue pagine sono specchi in cui il lettore ci si riflette, incapace di sfuggire dalle proprie paure piรน intime. รˆ nel deliro umano che Poe ci porta con le sue storie, negli incubi che accomunano gli uomini, nelle paure piรน ataviche che da sempre ci tengono svegli.

Non consiste forse in questo la vera arte di uno scrittore? Condurre il lettore in un vortice, spesso soffocante. Portare il lettore al limite massimo dei conflitti interiori dei personaggi di cui legge, scendere assieme a loro nel baratro, condividere le loro paure. Continua a leggere Scrivere significa scavare nel pozzo delle proprie inquietudini

L’arte di creare dal nulla un vero incubo

Oggigiorno lโ€™appellativo di โ€œgenioโ€ รจ talmente abusato che il significato della parola stessa sembra non aver piรน valore. Qualsiasi campo artistico strabocca di questi cosiddetti geni, spuntano fuori come funghi, probabilmente proprio perchรฉ nel nostro tempo di geni ce ne sono davvero pochi, forse nessuno, al punto da doverli ricercare in ogni presunta novitร , che sia essa semplicemente unโ€™eccentricitร  nel vestiario, un dipinto dallo stile atipico, un brano di narrativa particolarmente brillante.

Lโ€™ordinario diventa geniale, la mera stravaganza una forma dโ€™arte. Si sente la necessitร  che qualcosa sia geniale e si dร  questo epiteto a qualsiasi cosa accattivante, forse proprio perchรฉ ciรฒ che davvero รจ geniale รจ stato dimenticato, cosรฌ come i tanti classici della letteratura che tutti conoscono ma non tutti hanno letto: la genialitร  conclamata รจ diventato un bel dipinto conosciuto da tutti per fama, ma mai osservato.

Riguardo la letteratura รจ davvero difficile pensare a qualcosa di geniale. Sappiamo bene che tutte le storie sono state giร  scritte. Certo, possono nascere piccole innovazioni, personaggi o dinamiche che appaiono nuove, ma probabilmente spulciando fra milioni di libri troveremo qualche storia simile a quella che credevamo unica. Il punto รจ come si racconta una storia. Continua a leggere L’arte di creare dal nulla un vero incubo

Giuseppe Montesano su David Foster Wallace

Grazie mille alla scuola di scrittura creativa Lalineascritta, fondata piรน di ventisei anni fa dalla scrittrice Antonella Cilento.

Il secondo incontro della ottava edizione (2019-2020) de “I Magnifici Sette”, la serie di lezioni magistrali sui classici della letteratura che lo scrittore Giuseppe Montesano tiene nell’ambito dei laboratori di scrittura creativa de Lalineascritta.. Questa lezione, tenutasi a Napoli il 21/11/2019, ha come protagonista lo scrittore statunitense David Foster Wallace. Tutti i dettagli del ciclo qui: http://bit.ly/2olpqhX

giuseppe montesano parla di bruno schulz

Grazie mille alla scuola di scrittura creativa Lalineascritta, fondata piรน di ventisei anni fa dalla scrittrice Antonella Cilento.

Il terzo incontro della ottava edizione (2019-2020) de “I Magnifici Sette”, la serie di lezioni magistrali sui classici della letteratura che lo scrittore Giuseppe Montesano tiene nell’ambito dei laboratori di scrittura creativa de Lalineascritta. Questa lezione, tenutasi a Napoli il 5/12/2019, ha come protagonista lo scrittore polacco Bruno Schulz. Tutti i dettagli del ciclo qui: http://bit.ly/2olpqhX