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La letteratura non รจ del tutto morta

A mio dire esistono dei romanzi necessari, spesso nascono da unโ€™urgenza animalesca che conserva qualcosa di primordiale, di violento. รˆ questo il caso del romanzo Il fuoco che ti porti dentro, di Antonio Franchini, edito nel 2024 da Marsilio, casa editrice che ha pubblicato altre opere di quello che di certo รจ attualmente tra i piรน importanti e bravi redattori italiani e, a detta mia, uno degli scrittori piรน raffinati e potenti che abbiamo in Italia: uno scrittore che il premio Strega non dovrebbe farlo vincere solo agli altri ma merita di riceverlo lui, almeno di certo per questo capolavoro. Se in precedenza Franchini ha trattato per lo piรน reportage narrativi, mischiando la narrativa alla saggistica e alla cronaca, con questo nuovo libro si รจ addentrato in ciรฒ di piรน difficile che uno scrittore possa fare: lโ€™autobiografia.

Lo so, ormai gira piรน non-fiction e auto-fiction che fiction, per usare gli odiati termini anglosassoni, e infatti il panorama editoriale italiano รจ saturo di spazzatura. Non di meno, un uomo nella sua posizione, in una coraggiosa intervista ha dichiarato che la letteratura รจ morta.

Essere il miglior redattore capace di far schizzare i guadagni di una casa editrice, cui compito รจ vendere alle masse, non significa certo diffondere alta letteratura.

Quanti di voi conoscono Marosia Castaldi? Di certo pochi. Ebbene, io penso che se il Franchini scrittore avesse avuto la possibilitร  lโ€™avrebbe pubblicata subito e pompata per il premio Strega; ma il Franchini redattore, dipendente di una multinazionale e dunque vincolato a dei risultati aziendali, cosa avrebbe fatto?

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Cosa avremmo fatto?

Questo per dire quanta poca conoscenza esiste del mondo editoriale e, soprattutto, quanto sia importante, fondamentale, scindere lโ€™autore dallโ€™opera.

Simenon era un uomo molto discutibile, eppureโ€ฆ

Ed รจ proprio qui la difficoltร  nel creare un romanzo autobiografico come Il fuoco che ti porti dentro, storia che ripercorre la vita della madre di Antonio Franchini, Angela detta la Talpa, donna di una fierezza vichinga, brutale e aggressiva in modo gargantuesco tanto da risultare simpatica in quanto irreale, una macchietta. Eppure Angela รจ esistita davvero, una figura talmente ingombrante nella vita di Antonio Franchini al punto da dedicarle un romanzo; una necessitร  che posso ben comprendere ripensando a mio padre, Oreste, a cui ho dedicato un romanzo inedito a cui ho lavorato molti anni: genitori โ€œpesantiโ€, figure che rasentano la mostruosa solennitร  dei Titani della mitologia di cui, chi scrive, non puรฒ fare a meno di parlane, perchรฉ a causa loro la propria vita non รจ stata solo condizionata, bensรฌ infettata. E Angela รจ appunto mitologica, termine che le si addice: donna bella e sensuale che, tuttavia, sembra fottersene del sesso, dei maschi, della mondanitร , di tutto. Ad Angela sembra interessi solo una cosa: essere al centro di ogni vicenda, essere celebrata; ogni aneddoto del passato, ogni ricordo, ogni traccia di sรฉ che riporta a parenti, amici e sconosciuti ripetuta fino allo sfinimento appare come un battagliero e irrefrenabile bisogno non solo di restare viva, ma di rimanere nel tempo e al di sopra di chiunque: un tratto narcisistico che fa comprendere a un lettore attento tutta la solitudine e la sofferenza vissuta da questa donna, forse senza che se ne rendesse neppure conto, come mio padre. Ma attenzione, Angela non รจ il vero protagonista del romanzo, no, questa รจ la storia di un uomo che ripercorre la vita della propria madre, dunque il protagonista รจ il figlio, in questo caso lโ€™autore, Antonio Franchini, voce narrante di questo capolavoro. Tuttavia Antonio รจ del tutto soverchiato da Angela, ed รจ appunto qui la difficoltร  quando si scrive un romanzo autobiografico: si rischia di cadere nel misero melodramma che oggi piace tanto, nel vittimismo oppure nellโ€™autocompiacimento.

Il solo modo รจ spostare il punto di vista, cosa difficile in quanto, quando si tratta di una materia cosรฌ calda, intima, richiede una fortissima introspezione e la capacitร  di mettersi in discussione, cosa che nei contemporanei ho visto solo in Via Gemito di Domenico Starnone: libro che amo in modo viscerale e a cui un minuscola parte del mio romanzo sopra citato, dopo aver vinto una call della Oblique ed essere pubblicato su Retabloid, รจ stato paragonato.

E Antonio ci riesce eccome, diversamente da me che ho dovuto trasfigurare la materia reale in un romanzo che potremmo definire semi-autobiografico. Lui, come Mimiโ€™ in Via Gemito, che segue le vicende di suo padre, Ferdinando Starnone, รจ solo unโ€™ombra che analizza la vita di sua madre, Angela. E qui succede la magia: seguiamo Antonio, il suo punto di vista, eppure siamo con Angela, ci importa solo di lei, non esiste altro. Anzi, Antonio inizia a esserci antipatico col suo giudizio, la sua freddezza, il suo ostinarsi a non comprendere (almeno durante la prima metร  del romanzo) che, a conti fatti, sua madre รจ una povera imperfetta come tutti noi.

Il protagonista, che normalmente รจ lโ€™eroe della storia, in questo caso diventa un antieroe.

Meraviglioso questo occhio triste, cinico e in parte malinconico che si percepisce durante tutta la lettura perchรฉ, per chi ha conosciuto di persona Antonio, appare davvero come il suo sguardo: il modo che ha di guardarti.

Ma tornando al romanzo intendo partire proprio dallโ€™attacco e da quanto segue dopo.

โ€œBenchรฉ da molti sia considerata una bella donna, mia madre puzza.

Tra noi se ne parla senza allusioni.

ยซPare โ€˜e trasรฌ dintโ€™ โ€˜a grotta dโ€™ โ€˜o caneยป dice mio padre uscendo dalla camera da letto alla fine del loro riposo pomeridiano.

Si riferisce a una passaggio sotterraneo nella solfatara di Pozzuoli, dove i miasmi di anidride carbonica ristagnano al di sotto del metro di altezza lasciando indenne lโ€™essere umano ma soffocando il cane che sโ€™avventuri incauto per quel budello.

Forse รจ la vasta cicatrice slabbrata, che come un cratere di carne devasta il suo ventre operato dopo la mia nascita, a giustificare il marciume che le fermenta dentro ed esala il fetore inconfondibile che rende vana lโ€™ultima risorsa di chi scorreggia: addossare la colpa a un altro.

Lei del resto neppure ci prova, e a ogni sfiato, che lโ€™allerta familiare immediatamente rimarca con risate e schiamazzi, fa sempre seguire una smorfia di rivendicazione soddisfatta il cui significato รจ: di questa putredine io mi sono liberata, adesso respiratevela voi.โ€

Ecco, il romanzo inizia in un modo brutale: mia madre puzza.

Giร  di suo lโ€™attacco, ovvero il primo paragrafo, i primi due righi, รจ forte, violento, innesca una veritร  aggressiva che incuriosisce. Tuttavia quanto accade dopo non appaga la curiositร , bensรฌ la stimola. Infatti, da un simile attacco, potremmo immaginare la storia di un figlio che dileggia la madre, piรน forte di lei al punto da dire apertamente che puzza; invece รจ il contrario, da subito vediamo la sovranitร  di Angela, รจ lei a permettere che ciรฒ avvenga, se ne bea addirittura: una smorfia di rivendicazione soddisfatta; come scrive Antonio. Da subito ci appare la fiera ferocia di Angela, il suo ruolo dominante nella famiglia.

Ma cโ€™รจ altro, molto altro: la lingua, la voce autoriale e il costrutto delle frasi; frasi lunghe, echeggianti, una scrittura che ti conduce in una galleria, in un budello come quello della solfatara citata da Antonio, ricca di aggettivi perfetti, unici, adatti al loro scopo.

Ecco, la differenza tra il redattore e lo scrittore. Lโ€™Antonio redattore, di sicuro sa che oggigiorno in Italia si predilige uno stile narrativo molto asciutto, paragrafi brevi, pochi aggettivi, avverbi meno che mai; ma lโ€™Antonio scrittore รจ un uomo innamorato della letteratura, un autore che, a mio dire, merita di entrare tra i classici della letteratura per la sua voce autoriale, la sua lingua.

โ€œLa detesto da sempre, da quando la mia vita ha cominciato a staccarsi dalla sua e si รจ aperta sul mondo, perchรฉ ci ho messo poco a capire che il mondo giusto โ€“ quel luogo inesistente che i giovani sognano e alcuni adulti idealisti si impegnano a fargli credere che esista โ€“ faceva, diceva, pensava tutto ciรฒ che mia madre non faceva, non diceva, non pensava.

Mi ha dato unโ€™educazione a rovescio: i valori ai quali si ispira o li esprime in una forma riprovevole o sono disvalori veri e propri.

Detestare รจ il verbo piรน preciso. Non so se la odio, anche se spesso ho pensato di odiarla, ma forse erano sentimenti piรน miseri e meno radicali quelli che mi ispirava: irritazione, o rabbia. La detesto, neanche lโ€™aborro, nel verbo aborrire cโ€™รจ unโ€™idea di fiera opposizione della quale il mediocre orrore che lei mi suscita non รจ degno. Nel detestare รจ invece implicita una presa di distanza, da un essere umano come da unโ€™idea, e il desiderio di non volerci avere a che fare, di volersi spostare da ogni possibile linea di collisione. Un movimento evasivo facile, se la persona da tenere lontana non รจ la propria madre.

รˆ infatti la sua concezione della vita che mi ha sempre fatto schifo; ma qualche sera fa, non so perchรฉ, forse la sentivo silenziosa da troppo tempo, mi sono issato alle inferriate della sua finestra e le ho guardato dentro casa.

Era stesa di traverso sul letto โ€“ ormai รจ ridotta a un nido di ossa e quando giace rannicchiata occupa poco spazio โ€“, assopita o quasi, mentre il televisore andava, buttata lร  come un oggetto che, lasciato cadere, ha trovato una sistemazione sbilenca ma non puรฒ che rimanere dove sta, e non si รจ accorta che la fissavo.

Per una volta, scoprendola nella sua postura di cosa abbandonata, mi sono reso conto che รจ mia madre e che sta morendo e che tutto ciรฒ contro cui ho lottato per tutta la vita si dissolverร  con lei, nel vuoto, in un niente.

Non ha mai avuto una sola amica.

Non ha mai sentito in nessun modo questa mancanza.

Ha sempre creduto che gli amici ti invidiano, rubano il tuo tempo, in fondo vogliono il tuo male. Il primo insegnamento che avrebbe voluto passarmi รจ: gli amici non ti servono.

Sostiene che lโ€™amicizia tra donne non puรฒ esistere, tanto meno quella tra maschi e femmine, perchรฉ i maschi dalle femmine vogliono una sola cosa.

Le amiche delle mie sorelle sono approfittartici o puttane, i miei scostumati e stronzi. A meno che non siano figlie o figli di quelli che definisce ยซprofessionistiยป: medici, ingegneri, avvocati, o commercialisti come mio padre. In questi casi ritiene che la frequentazione โ€“ perchรฉ sempre di ยซfrequentazioneยป si dovrebbe, piรน propriamente, parlare โ€“ possa addirittura esigere un tributo. Di quale genere non รจ chiaro, ma ama citare anche lei un detto che ha sentito da sua madre: ยซFattรฉla cu chi รจ meglio โ€˜โ€™e te e facci le spese!ยป

Questa specie di darwinismo sociale non vale in assoluto perchรฉ, quando la cronaca nera degli anni Sessanta e Settanta rivela i segreti piรน torbidi delle classi dominanti, รจ pronta a sfoderare unโ€™altra legge che sia lei sia sua madre conoscono fin da bambine: ยซChiรน ricchi soโ€™, chiรน soโ€™ fetienti.ยปโ€

Ecco lโ€™Antonio Franchini scrittore, perfezione nel lessico, un dramma che non รจ mai melodramma, una tragedia che รจ persino ironica ma che non fa mai ridere davvero: solo il lieve e amaro sorriso di chi sta per morire, senza poterci fare nulla, una resa tanto dolorosa quanto pietosa da strappare un sorriso. Ed รจ la sua voce antica, potente, a fare la differenza.

Qui siamo a pagina nove, dieci e undici del romanzo. Infatti, il protagonista, Antonio, narra a ritroso le vicende di sua madre, alternando il passato al tempo presente, ovvero la vecchiaia di Angela, lโ€™avvicinarsi della sua fine.

Anche lโ€™odio qui non รจ mai estremamente violento, orrido, o diversamente malinconico o triste. No, รจ fragile, imperfetto, umano, proprio come la terribile Angela: brutale e aggressiva, eppure ridotta a un nido di ossa.

Un altro esempio magistrale di lingua e di come caratterizzare un personaggio indimenticabile lo abbiamo in questo estratto.

โ€œIl primo aborto spontaneo sarebbe stato il suo primo figlio. Lโ€™ha perso durante il viaggio di nozze, a Roma. Il viaggio di nozze non so se avesse come meta Venezia o Milano, ma si ferma a Roma, preludio di ogni sua futura avversione agli spostamenti.

Del secondo aborto spontaneo sono testimone. รˆ estate, siamo al mare, avrรฒ una decina di anni e ricordo solo questo: lei stesa a letto, il vestito tirato su fino allo slip bianco sul quale una macchia rosa si allarga come unโ€™infiorescenza. Vengo mandato in farmacia a comprare quelli che lei e sua madre chiamano ยซpannoliniยป, ma io devo chiedere ยซun pacco di assorbenti per signoraยป. Mia nonna mi fa ripetere la definizione, si accerta che la dica per bene e che non me la dimentichi.

Ripensandoci adesso non so che cosa sperassero di tamponare, ma la farmacia non รจ vicina e capisco che devo correre, che si tratta di unโ€™emergenza, e per lungo tempo ยซun pacco di assorbenti per signoraยป รจ una definizione che trovo ridicola e, insieme, mi allarma, ricreandomi davanti agli occhi quel fiore rosso che si allarga in mezzo alle gambe di mia madre.

Quasi mai si รจ spinta oltre Roma, e di quelle sortite perigliose ricorda solo le fregature, il pesce marcio che le servirono un giorno a Venezia e, a Firenze, la bistecca rinsecchita davanti alla quale esclamรฒ: ยซE questa me la chiamate una fiorentina?ยป

Viaggiare non le piace, cambiare abitudini le fa paura. Oltre alla porta di casa, di lร  dal suo quartiere della Ferrovia, a Napoli, cโ€™รจ un mondo ostile del quale non sa niente, ma รจ convinta che viaggiare non le serva perchรฉ tanto lei conosce giร  tutto.

Non ha mai parlato con uno straniero in vita sua, ma ha opinioni precise su ogni popolo della terra.

Odia inglesi, francesi e tedeschi perchรฉ sono gli abitanti dei paesi forti dellโ€™Europa e le fanno schifo per questo, perchรฉ credono di essere meglio degli altri. I tedeschi, poi, che hanno pure fatto i campi di concentramentoโ€ฆ

Per la Merkel nutre unโ€™avversione particolare. La aborre forse anche perchรฉ si chiama Angela come lei, ma รจ unโ€™Angela tutta diversa, opposta: certo non รจ friccicarella, porta sempre lo stesso vestito e ยซpare Hitler femminaยป.

Non capisce perchรฉ la lingua franca debba essere lโ€™inglese e non il latino, comโ€™รจ stato per secoli.

Invece le stanno simpatici i russi, le piace Putin. E i cinesi. Perchรฉ a Napoli, dice, ci sta una ยซSalita cinesiยป, e a lei questo basta per dedurre che fin da tempi remoti noi eravamo loro amici. E forse perchรฉ le piace la cucina cinese, dove si mangia piccante e si frigge qualsiasi cosa.

In sintesi, le stanno sul cazzo i popoli governati da antiche democrazie. Quelli li ha in sospetto perchรฉ รจ convinta che siano presuntuosi e ipocriti, che parlino in un modo, ostentando perbenismo, e agiscano solo per il loro utile, come tutti gli altri, che perlomeno non si pretendono migliori.

รˆ pronipote del ยซlibertรฉ, fraternitรฉ, tu futtโ€™ a me e io fottโ€™ a teยป, รจ erede dei sanfedisti scatenati contro i giacobini del cardinale Ruffo, รจ l’ennesima figlia, frustrata e invelenita, della reazione.

E in questo non รจ sola, non รจ mai stata sola, dalle nostre parti. Ancora mi ricordo con quanta voluttร  un mio professore sosteneva che i rivoluzionari nel Novantanove, quelli della Repubblica partenopea, fossero troppo ยซinfranciosatiยป. E che in dialetto infranzesato significhi prima di tutto affetto dal mal francese, la sifilide, e poi malmesso, corrotto, รจ unโ€™origine che dovrebbe conoscere anche lei, amante delle etimologie. Ma forse non lโ€™ha messa bene a fuoco, perchรฉ altrimenti la citerebbe di continuo.

Se riuscisse ad argomentare un po’ oltre gli spurghi di rabbia e gli insulti che caratterizzano i suoi monologhi sui destini del mondo, verrebbe fuori che una mezza dittatura sarebbe la sua forma di governo ideale, con un uomo forte al potere, sicuramente non Hitler, anche perchรฉ un Hitler non tedesco รจ difficile immaginarlo, e non proprio Mussolini (ยซMusulino teneva sempre ragione e guarda commโ€™รจ fernuto…ยป; ecco, se avesse preteso di aver ragione quasi sempre sarebbe andato benissimo), ma tipi come Putin, Erdogan o Xi Jinping sarebbero perfetti.โ€

Lโ€™immagine con cui Antonio ha creato lโ€™aborto รจ tanto semplice quanto fortissima. I narratori inesperti avrebbero esagerato, cercato di rendere brutale lโ€™accaduto, doloroso; invece lui con una semplice similitudine, il fiore per la macchia di sangue โ€“ infiorescenza โ€“ ha creato unโ€™immagine straziante.

Oltre questo episodio fortissimo, nella parte che segue, se vediamo bene, non sono accadute azioni o svolte particolari: anzi, non ce ne stanno; eppure vediamo Angela nitidamente, la conosciamo, ne studiamo la mimica, ne sentiamo la voce.

In un alternarsi tra presente e passato, in un insieme di sbalzi temporali, proprio come in Via Gemito, Franchini ci dona una storia dove non esiste linearitร , non un vero intrecciasi di sommari e scene, sono ritagli della vita di Angela dove lei prende forma sempre di piรน, al punto che basta la sua sola presenza a riempire il libro.

Forse, senza saperlo, Franchini le ha fatto un grande omaggio: ancora una volta Angela, la Talpa, รจ al centro della scena, potente e inscalfibile, soverchia tutto.

Antonio con questo libro incarna una societร  decaduta di cui Angela conserva gli ultimi gemiti, quelli vissuti negli anni 60 e 70, riesumati con un ultimo mostruoso urlo negli anni 80: la rispettabilitร  di un titolo di studio, i caroselli in tv, le tradizioni di un paese e quelle case che in ogni regione acquisivano dei tratti personali capaci di plasmare chi le abitava; ma mostra anche la vita dei vecchi che si rapportano con la perdita di un secolo e lโ€™ingresso in una nuova era: le continue critiche di Angela su cose che neppure conosce, il suo mettere bocca su tutto pur senza avere la reale competenza per farlo, manie e giudizi nati da esperienze puramente soggettive ma spacciati come monito sacrale; tutte cose ordinarie, quotidiane, presenti in moltissime persone eppure in lei, cosรฌ personali grazie alla scrittura di Antonio che riesce a tratteggiarla come un personaggio letterario, non come una persona reale, di carne, veramente vissuta: una icona.

Un ultimo estratto ancora, prima di chiudere questo articolo, direi che รจ dovuto. Ne potrei scegliere a decine, ogni parte di questo romanzo รจ eccelsa, ma non voglio rovinarvi il piacere di leggere questo capolavoro.

โ€œCon la mia prima sorella questo non avviene. Lei le lascia campo libero, e Angela vi irrompe per radere al suolo la sua immagine presso le compagne, estirpare le sue amicizie, razziare la sua intimitร .

Entra nella vita della figlia con la scusa di medicare la sua debolezza, di guarire la sua inettitudine, di aiutarla nelle cose di scuola per supplire alla sua pigrizia e timidezza.

Entra e devasta. Con lโ€™idea incrollabile e la ferma convinzione di aiutare, di fare del bene: studia al suo posto, le fa i compiti. Se viene a sapere di qualche contrasto, di un diverbio tra ragazze, si scaglia a ribadire che sua figlia nemmeno le calcola le altre, non le considera, perchรฉ รจ piรน bella di loro, piรน intelligente, e proviene da una famiglia migliore.

Si accapiglia con le amiche della figlia e con le loro madri, se intervengono, e con le insegnanti, se ritiene che agiscano scorrettamente.

Se scopre che sua figlia le ha tenuto nascosta unโ€™interrogazione andata male, un compito non svolto, unโ€™impreparazione, la insegue attorno al tavolo di cucina e le urla: ยซPuozze murรฌ accisa, โ€™sta zoccola puttana, nun puteva murรฌ โ€™o Santobono! Ha dovuto campร  peโ€™ mโ€™accirere a me!ยป

Orgogliosa della sua licenza liceale classica, assiste mia sorella negli studi magistrali dedicandosi assieme a lei alla psicologia e alla pedagogia, materie per lei nuove ma che, grazie alla sua finezza nel decifrare le sfumature piรน delicate dei sentimenti, non ha problemi a comprendere profondamente.

Per aiutarla a prendersi un diploma che disprezza, lei che ha sempre considerato le maestre lโ€™esempio piรน limpido della stupiditร  femminile, ha dovuto approfondire la psicologia, disciplina che lโ€™ha aiutata a penetrare nella psiche elusiva e contorta di quella disgraziata della figlia.

Vedo questa mia sorella subire nella sua intimitร  lโ€™irruzione di un erpice che le scava dentro solchi e mi chiedo perchรฉ non si ribella come facciamo io e lโ€™altra sorella, che arriviamo a minacciare nostra madre, a metterle le mani addosso. Come del resto fa a sua volta Angela con sua madre, che vive con noi e secondo lei la tormenta da quando รจ nata, in una spirale di rancore tra generazioni che si passano il testimone dellโ€™odio come la ricetta degli struffoli.โ€

โ€œIn una spirale di rancore tra generazioni che si passano il testimone dellโ€™odio come la ricetta degli struffoliโ€. Ecco, questa frase crudele, violenta e geniale per la similitudine finale, incarna il cuore del libro. Lโ€™odio appreso, il rancore come patrimonio genetico, un tessuto famigliare fatto di aggressivitร  che si tramanda di pelle in pelle, di sguardo in sguardo: lascito selvaggio incapace di morire. La violenza di Angela ma anche quella di Antonio. Una lotta che, infine, come in molti casi, non lascia vincitori ma solo sconfitti.

La Angela che vedremo accartocciarsi man mano che si va avanti nella lettura, consapevoli fin dalla prima pagina che รจ inevitabile, stiamo leggendo la storia di una donna morta, una donna morta vecchia, consumandosi come accade a tutti i vecchi, persino ad Angela.

Questo libro ti scava nel cuore, resta impresso per contenuti, lessico e immagini.

Questo libro, secondo me il migliore di Antonio Franchini, merita di restare nel tempo come un classico della letteratura.

Il processo: Quando la scrittura supera l’arte e diventa ricerca

Qual รจ la piรน grande paura dellโ€™essere umano? La morte? Io credo che essa sia solo la rappresentazione massima della piรน profonda paura umana. Potremmo definire tale paura come il timore di non vivere, e quandโ€™รจ che non si vive? Forse quando non si รจ liberi di vivere?

Immaginate una vita in gabbia, sempre sotto controllo, costretti non solo a obbedire a degli ordini, ma seguire impotenti gli avvenimenti che vi coinvolgono senza poter davvero prenderli per le redini, modificarli, anche quando palesemente ingiusti.

Abbiamo lโ€™illusione di essere padroni di noi stessi, di vivere la vita che sognavamo. Ci basta scrivere su di un social network per crederlo, pubblicare una foto su Facebook o su Instagram. Poi, magari, svolgiamo lavori odiati solo per tirare avanti e ci convinciamo persino che ci piacciano pur di non guardare lโ€™impotenza della nostra esistenza. In altri casi, invece, siamo pronti a sacrificare dignitร  e affetti per del denaro. Comunque sia ci ritroviamo sempre schiavi di qualcosa e pronti a fare cose indesiderate per ottenere un privilegio, che sia grande, piccolo o effimero.

Raccontare con onestร  una cosรฌ forte frustrazione, forse il vero male di vivere, รจ cosa concessa a pochi, perchรฉ poche persone riescono a guardare nella spirale di unโ€™esistenza fallita senza impazzire. Fra questi sicuramente Franz Kafka, nato a Praga il 3 luglio 1883 e morto a Kierling il 3 giugno 1924. Continua a leggere Il processo: Quando la scrittura supera l’arte e diventa ricerca

il doloroso punto di vista di un emarginato

Essendo la vigilia di Natale probabilmente ci si sarebbe aspettati che parlassi di A Christmas Carol del grande Dickens, ma sarebbe stato troppo scontato. Ho preferito scegliere un libro che, in un certo senso, accusa allo stesso modo, se non con maggior brutalitร , lโ€™ipocrisia della societร  che proprio durante le feste emerge in tutto il suo impeto.

Il libro in questione รจ Lโ€™ultimo giorno di un condannato a morte, capolavoro di Victor Hugo scritto nel 1829, in cui sono narrati gli ultimi giorni di vita di un prigioniero del carcere di Bicรชtre. Una critica diretta, spietata, fatta da Hugo nei confronti dei bagni penali e della pena capitale, ma non solo; in questo libro si nota unโ€™accusa estesa allโ€™intera societร  francese in cui la vita umana, quella degli ultimi, non aveva alcun valore: tema da lui trattato in ogni suo capolavoro, ossia lโ€™estremo divarico fra le classi sociali.

Del condannato in questione non sappiamo di preciso la classe sociale, ma dalla descrizione della sua famiglia possiamo immaginare non sia di un ceto autorevole, benchรฉ non si tratti neppure di un poveraccio, ma la sua condizione di forzato, peggio, di condannato al patibolo, lo rende una nullitร , non altro che immondizia sociale, un cane rognoso sbeffeggiato dal popolo stesso. Continua a leggere il doloroso punto di vista di un emarginato

Kafka: il vero spirito di uno scrittore

Ogni volta che mi domando quale sia il vero senso della scrittura, perchรฉ scriviamo, il mio pensiero vola subito a Kafka, a mio dire icona incarnata di quello che dovrebbe essere lo spirito di uno scrittore.

Nella precedente frase il condizionale รจ piรน che voluto, perchรฉ oggigiorno lo spirito degli scrittori, se di spirito e di scrittori si puรฒ parlare, รจ ben lontano da quello di Kafka; complice un panorama editoriale sempre meno attento al senso primordiale della scrittura, troppo impegnato ad accontentare un pubblico, ahimรจ, formato in maggioranza da lettori pigri o radical chic.

Ridicolo, e pericoloso, vedere come gli scrittori amatoriali aumentino di giorno in giorno, mentre diminuiscono i lettori. Viene da chiedersi il perchรฉ di questa improvvisa esplosione di talenti letterari: mai secolo fu piรน ricco di scrittori come il nostro.

Siamo dinnanzi alla rinascita della letteratura italiana, oppure al suo totale declino? Continua a leggere Kafka: il vero spirito di uno scrittore

Simenon: raccontare di donne partendo dai propri demoni

Viviamo in un tempo in cui la lotta per la paritร  di sesso sfocia spesso in uno scontro Uomo โ€“ Donna. รˆ un attimo passare dal femminismo a unโ€™altra forma di sessismo, non dissimile dal becero maschilismo. Si grida al femminicidio per qualsiasi evento che coinvolge una donna. Basta un niente a cadere nellโ€™equivoco, al punto che, inconsciamente, io stesso per mostrare il mio modo di pensare ho dovuto qui sottolineare che reputo becero il maschilismo: cosa che dovrebbe essere data per scontato, anche se purtroppo non รจ cosรฌ.

La normalitร  dellโ€™uguaglianza fra uomo e donna che, a mio dire, dovrebbe essere una cosa ordinaria, sembra oggi qualcosa di talmente precario da suscitare timore nel parlarne; aspetto che si riversa anche sulla narrativa, purtroppo, da una parte incutendo preoccupazione quando si dipinge un personaggio femminile in modo negativo, e dallโ€™altra aumentando in maniera esponenziale clichรฉ di donne vittime o in rinascita.

Manca la capacitร  di raccontare con trasparenza, limitandosi ai fatti e al tempo stesso facendo introspezione nel mondo del personaggio, e questo perchรฉ spesso manca la trasparenza con se stessi, e la voglia di apparire soverchia il bisogno di raccontare.

Se ci pensate, due icone della letteratura, Emma Bovary e Anna Karenina, non sono in veritร  personaggi buoni: entrambe tradiscono un uomo, feriscono qualcuno, e se la seconda quasi la si giustifica, visto il carattere del marito, la prima appare del tutto ingiustificabile.

Eppure adoriamo Emma e Anna, non ci viene da giudicarle, siamo con loro senza canonizzarle come figure di emancipazione femminile o condannarle come adultere.

Questo accade perchรฉ Flaubert e Tolstoj sono stati capaci di entrare nei tormenti delle due donne, partendo da se stessi. Continua a leggere Simenon: raccontare di donne partendo dai propri demoni

Narrare l’inquietudine: hamsun prima ancora di kafka

Come nel caso del precedente articolo su Giuseppe Pontiggia, anche adesso provo una certa tristezza pensando che lโ€™autore di cui sto per parlare, benchรฉ vincitore del Nobel per la letteratura nel 1920, sia meno conosciuto di tanti scrittori commerciali che, con tutto il rispetto, non hanno neppure una briciola del suo talento.

Lโ€™autore in questione รจ Knut Hasmsun, scrittore norvegese nato nel 1859 e morto nel 1952.

Sono infatti convinto che molti fra voi non conoscono questo colosso giunto alla ribalta con lโ€™opera Markens Grรธde (Il risveglio della terra), romanzo pubblicato nel 1917 a cui Hamsun deve la vittoria del Nobel per la letteratura nel 1920.

Prima di allora Hamsun ha scritto tanto e con costanza. Di famiglia povera, fra diversi e umili lavori si รจ avvicinato alla scrittura a diciassette anni. Ha viaggiato molto, trascorso diversi anni in America, per stabilirsi infine nel 1918, insieme alla sua seconda moglie Marie Andersen, in una vecchia tenuta tra Lillesand e Grimstad dove ha continuato a scrivere, fra un viaggio e un altro.

Dico questo solo per farvi notare come la vita di Hamsun non sia stata facile e che, essendo la sua passione per la scrittura iniziata nel 1876, a diciassette anni dalla sua nascita, ha dedicato quarantun anni alla scrittura prima di arrivare al Nobel nel 1920. Ma il successo lo deve al suo capolavoro Fame, romanzo pubblicato nel 1890, che lo consacra come autore di fama internazionale. Continua a leggere Narrare l’inquietudine: hamsun prima ancora di kafka

Un maestro della letteratura italiana

Spesso, purtroppo troppo spesso, si incontrano persone che reputano scrittori come Stephen King o J. K. Rowling icone della letteratura moderna. Con tutto il rispetto per questi due grandissimi autori, trovo triste che aspiranti scrittori italiani non abbiamo come riferimento, e spesso neanche conoscono, dei veri maestri della letteratura italiana: uomini che hanno dato la vita non solo alla scrittura, ma alla lettura.

Ogni volta che uno scrittore mi dice di non conoscere Giuseppe Pontiggia ho una fitta al cuore, perchรฉ ogni autore italiano dovrebbe avere come modello questo scrittore, critico, saggista e meraviglioso intellettuale. Continua a leggere Un maestro della letteratura italiana

Un dramma sempre attuale

Purtroppo non tutti conoscono Lโ€™uomo che ride, capolavoro di Victor Hugo, in origine intitolato Per ordine del re; libro pubblicato nel 1869 e con unโ€™insolita gestazione per Hugo: solamente sedici mesi. Eppure a mio dire รจ un capolavoro di tutto rispetto, al pari di I miserabili.

Ironico pensare che in molti, purtroppo, neppure sanno che devono a Hugo lโ€™esistenza di Joker, il ben piรน noto personaggio dei fumetti della DC Comics, ideato da Bob Kane e Bill Finger dopo aver visto lโ€™interpretazione di Conrad Veid nel film del 1928 ispirato al romanzo di Hugo. Continua a leggere Un dramma sempre attuale

Il padre del romanzo moderno

Penso sia una bestemmia pensare di poter scrivere senza aver letto Don Chisciotte di Miguel de Cervantes Saavedra. Lโ€™opera, infatti, dal titolo originale El Ingenioso Hidalgo Don Quijote de la Mancha, non รจ solo considerata un capolavoro della letteratura, ma il Padre del romanzo moderno. Inoltre possiamo definire Cervantes anche il padre del narratore inattendibile: ossia un narratore che narra di gesta cosรฌ strane, folli, da risultare poco credibile; ma al tempo stesso cosรฌ bravo da suscitare il dubbio nel lettore e portarlo avanti nella lettura, affascinato e incuriosito.

In sintesi dobbiamo tutto a Cervantes. Continua a leggere Il padre del romanzo moderno

Ma tu hai letto I miserabili?

A mio dire non si puรฒ parlare di libri senza menzionare obbligatoriamente I miserabili, capolavoro di Victor Hugo che ha visto la sua prima pubblicazione nel 1862: un romanzo che ha vissuto ben quindici anni di gestazione.

Spesso quando incappo in qualche scrittore che, seppur emergente o addirittura esordiente, mostra una grande presunzione, amo (appunto) chiedergli: ยซMa tu hai letto I miserabili?ยป

Una battuta, certo, ma che fa emergere una triste e assurda realtร : molti novelli scrittori non leggono, o non hanno letto i classici della letteratura.

Ma non voglio soffermarmi su questo aspetto, non ora, almeno; questa parentesi era necessaria per dire quanto sia fondamentale la lettura de I miserabili, non solo perchรฉ รจ uno dei piรน grandi capolavori della letteratura, ma perchรฉ รจ una vera Bibbia da cui attingere per la gestione dei personaggi e lโ€™intreccio della trama; o meglio, nel caso del suddetto libro, le trame. Continua a leggere Ma tu hai letto I miserabili?