Archivi categoria: Consigli di Lettura

scrivere รจ un mestiere pericoloso

Ieri ho deciso di mettermi in ferie forzate almeno per sette giorni, lasciando perdere la stesura del mio nuovo romanzo. Chi mi conosce sa che non so fare a meno di scrivere o di lavorare a un testo, eppure ho sentito il bisogno di smettere, perchรฉ stavo rischiando: sรฌ, rischiando, perchรฉ spesso scrivere รจ un rischio, almeno quando lo si fa sul serio.

Oggigiorno lโ€™arte della scrittura, piรน volte lโ€™abbiamo ripetuto, รจ presa con leggerezza, una cosa che non prevede fatica fisica, sacrificio, alcune volte dolore.

Scrivere significa essere immersi completamente nei propri personaggi, al punto da non riuscire a pensare ad altro. In ogni momento della giornata, qualsiasi cosa si faccia, una parte del cervello รจ impegnata a comporre trame, intrecci, azioni. Scrivere significa essere sempre diviso a metร : un piede nel mondo reale e lโ€™altro nel nostro mondo fantastico.

Il problema nasce quando il mondo fantastico inizia a invadere con prepotenza il modo reale. Non dormiamo piรน, ci svegliamo di soprassalto come se stessimo giร  scrivendo; parliamo con altre persone, ma vediamo i nostri personaggi; in ogni istante nella testa avvertiamo come tanti schiaffi: le voci dei nostri personaggi, le scene che si formano, il districarsi della trama.

Scrivere รจ un lavoro talmente difficile che puรฒ portare alla pazzia, quella vera. Ecco perchรฉ bisogna sapersi educare, come un atleta che sa fin dove spingersi.

Fortunatamente io ho chi mi dร  ottimi consigli.

Questo episodio mi ha fatto pensare a un libro letto circa un mese fa: Labilita, di Domenico Starnone. Continua a leggere scrivere รจ un mestiere pericoloso

Jean-Baptiste Del Amo, uno scrittore da conoscere assolutamente

Anzitutto con questo nuovo articolo colgo lโ€™occasione per scusarmi della mia assenza di oltre un mese, ma, mentre quello che oggi definisco il mio primo romanzo sta girando in cerca di un valido editore, e incrocio le dita, sto lavorando al mio secondo romanzo, un testo che nasce da un lavoro di circa tre anni.

Il libro che oggi voglio proporvi รจ Il sale, del bravissimo Jean-Baptiste Del Amo, forse un nome sconosciuto a molti qui in Italia, ma del tutto rispettato in Francia. Un romanzo consigliatomi dalla mia maestra Antonella Cilento, proprio in virtรน del romanzo a cui sto lavorando.

Jean-Baptiste Del Amo, pseudonimo di Jean-Baptiste Garcia, รจ un autore francese classe 81. Il romanzo che lo ha consacrato in Francia รจ stato Une ร‰ducation libertine, edito da รฉditions Gallimard nel 2008; romanzo che ha portato alcuni critici a paragonare la voce autoriale di Jean-Baptiste Del Amo a maestri della letteratura quali Eugรจne Sue, ร‰mile Zola, Honorรฉ de Balzac, Alexandre Dumas, Pierre Choderlos de Laclos, Donatien Alphonse Franรงois de Sade e Patrick Sรผskind; anche se molti vedono nello stile di Del Amo una maggiore somiglianza con Flaubert, visto che Del Amo รจ solito pesare ogni singola parola da lui scritta.

Il romanzo Il sale: Le sel, edito dalla Gallimard nel 2010, รจ stato tradotto, fortunatamente, anche qui in Italia nel 2013 dalla Neo edizioni, una casa editrice indipendente che, a mio dire, sta dimostrando di avere tutte le carte in regola per contraddistinguersi in un panorama editoriale alquanto confuso. Continua a leggere Jean-Baptiste Del Amo, uno scrittore da conoscere assolutamente

trasfigurare i ricordi e creare nuove vite

Negli articoli su Pontiggia e Starnone abbiamo trattato un tema fondamentale quando si scrive narrativa: trasfigurare la propria vita a servizio della pagina. รˆ il bisogno impellente di raccontare qualcosa di personale, di scavare in sรฉ, intimamente, recuperare i tasselli di una vita e ricomporli sulla pagina scritta.

Spesso questo aspetto della scrittura ci porta a fare memoriale della nostra vita, in particolare rivolgendo lo sguardo agli anni della gioventรน: i volti passati, i luoghi vissuti, esperienze che ci sono scivolate addosso, quasi al momento sembrassero inutili, sciocchezze, ma incise a fuoco nel patrimonio della nostra memoria.

Un atto di memoriale immenso, almeno da ciรฒ che ho avvertito leggendolo, รจ contenuto nel libro Quando scriviamo da giovani, di Antonio Franchini, edito prima nel 1996 da Sottobraccia edizioni, poi nel 2003 da Avagliano editore.

Antonio Franchini รจ stato curatore della narrativa italiana per Mondadori dal 1993 al 2015, e attualmente รจ redattore per Giunti editore. Conosciuto come pilastro dellโ€™editoria italiana, padre di diversi Bestseller e redattore che ha donato a Mondadori il maggior numero di vittorie al Premio Strega, Antonio, non รจ solo un fantastico redattore ed editor raffinato, ma anche uno scrittore eccezionale. Ha vinto il Premio Fiesole Narrativa Under 40 e il Premio Mondello Autore italiano nel 2003 e, le sue opere di narrativa, sono state pubblicate in prevalenza con Marsilio editore.

Antonio Franchini (ยฉ PIERGIORGIO PIRRONE / MARGOPHOTO / Lapresse)

Purtroppo dal 2011 Antonio non ci ha regalato piรน nulla di narrativo, concentrato sulla saggistica e sul suo importantissimo ruolo editoriale. Continua a leggere trasfigurare i ricordi e creare nuove vite

Scrivere per immortalare qualcosa di importante

Una delle piรน grandi difficoltร  in narrativa รจ scrivere storie che trattino il tema della disabilitร  fisica e/o mentale.

Potrebbe sembrare una cosa sciocca, siccome oggigiorno molti scrivono di questo tema, ma nel piรน dei casi i risultati ottenuti confermano ciรฒ che ho appena scritto.

Quando si scrive una storia in cui sono presente personaggi disabili, o in cui addirittura la disabilitร  รจ il tema portante della storia, si rischia sempre di cadere in due tranelli: il pietismo, oppure lโ€™autocelebrazione.

Di norma nel primo tranello ci cade chi non ha mai fatto esperienza diretta (non intendo per forza sulla propria pelle) di ciรฒ che vive una persona disabile. Lโ€™autore tende a voler raccontare a tutti i costi un dramma e, non conoscendolo, cade in un melodramma che puรฒ risultare asfissiante e addirittura patetico, come nel caso di molti show televisivi che fingono di trattare il tema della disabilitร .

Nel secondo tranello, invece, รจ solito caderci chi ha vissuto o vive da vicino il problema della disabilitร . Troppo coinvolti emotivamente, questi scrittori non riescono a distaccarsi dallโ€™autobiografia, esaltando talvolta il dolore, altre volte un sentimentalismo che risulta fasullo, esagerato quanto il dolore dichiarato di una situazione sรฌ infelice, sรฌ forte, ma che รจ vissuta comunque in un contesto quotidiano.

In ambedue i casi si tende a esagerare, a ingigantire ogni aspetto che ruota attorno alla disabilitร  di un individuo, e questo crea storie fasulle, stucchevoli, piatte, talvolta persino denigranti per chi vive sul proprio corpo, o da molto vicino, il problema della disabilitร . Continua a leggere Scrivere per immortalare qualcosa di importante

Omar di monopoli: saper narrare di un territorio e di una cultura senza cadere nei clichรฉ

Una delle grandi difficoltร  del nostro tempo รจ narrare lโ€™Italia meridionale senza cadere nei clichรฉ.

Da napoletano ne ho viste di tutti i colori: la pizza, il sole, il mandolino; il napoletano sempre spensierato e gioviale; il napoletano sfaticato ma simpatico; il boss, il ladruncolo, il parcheggiatore abusivo e le bigotte pettegole.

Certo, anche queste cose fanno parte di Napoli, ma una cittร , un popolo, รจ ricco di sfumature: ci vuole ben altro che un clichรฉ per identificare una voce, un luogo.

Oggi questa piaga non รจ solo presente, ma sembra voluta, ricercata, una moda. Autori affermatissimi che scrivono luoghi comuni sulla cordialitร  napoletana, altri che usano frasi fatte per descrivere la bellezza del popolo napoletano (a mio dire una forma orrenda di razzismo), altri ancora scrivono di commissari che divorano sfogliatelle e pizze come non ci fosse un domani; e questo per non parlare dei camorristi dalla barba lunga e con un frasario fra volgare e film di Spike Lee.

Tutto ciรฒ a me non sembra letteratura, ma qualunquismo. E se lโ€™appartenenza a una determinata regione si puรฒ narrare solo con questi luoghi comuni, allora ben vengano i palazzoni di Milano, immagine molto piรน diretta pur essendo a sua volta un clichรฉ.

Si sente la mancanza di autori come Starnone, Rea, Franchini o Montesano (e molti altri), capaci di narrare lโ€™appartenenza a una terra senza cadere nel banale, nel ridicolo.

Lo stesso problema, ahimรจ, รจ vissuto da scrittori originari di regioni al di sotto della capitale campana, o che scrivono di esse. Continua a leggere Omar di monopoli: saper narrare di un territorio e di una cultura senza cadere nei clichรฉ

Simenon: raccontare di donne partendo dai propri demoni

Viviamo in un tempo in cui la lotta per la paritร  di sesso sfocia spesso in uno scontro Uomo โ€“ Donna. รˆ un attimo passare dal femminismo a unโ€™altra forma di sessismo, non dissimile dal becero maschilismo. Si grida al femminicidio per qualsiasi evento che coinvolge una donna. Basta un niente a cadere nellโ€™equivoco, al punto che, inconsciamente, io stesso per mostrare il mio modo di pensare ho dovuto qui sottolineare che reputo becero il maschilismo: cosa che dovrebbe essere data per scontato, anche se purtroppo non รจ cosรฌ.

La normalitร  dellโ€™uguaglianza fra uomo e donna che, a mio dire, dovrebbe essere una cosa ordinaria, sembra oggi qualcosa di talmente precario da suscitare timore nel parlarne; aspetto che si riversa anche sulla narrativa, purtroppo, da una parte incutendo preoccupazione quando si dipinge un personaggio femminile in modo negativo, e dallโ€™altra aumentando in maniera esponenziale clichรฉ di donne vittime o in rinascita.

Manca la capacitร  di raccontare con trasparenza, limitandosi ai fatti e al tempo stesso facendo introspezione nel mondo del personaggio, e questo perchรฉ spesso manca la trasparenza con se stessi, e la voglia di apparire soverchia il bisogno di raccontare.

Se ci pensate, due icone della letteratura, Emma Bovary e Anna Karenina, non sono in veritร  personaggi buoni: entrambe tradiscono un uomo, feriscono qualcuno, e se la seconda quasi la si giustifica, visto il carattere del marito, la prima appare del tutto ingiustificabile.

Eppure adoriamo Emma e Anna, non ci viene da giudicarle, siamo con loro senza canonizzarle come figure di emancipazione femminile o condannarle come adultere.

Questo accade perchรฉ Flaubert e Tolstoj sono stati capaci di entrare nei tormenti delle due donne, partendo da se stessi. Continua a leggere Simenon: raccontare di donne partendo dai propri demoni

Perchรฉ scriviamo?

Cosa spinge una persona a scrivere narrativa? Quale strano, folle meccanismo si innesca nella testa di chi decide di scrivere una storia?

Molti esordiscono con frasi del tipo: ยซSentivo di avere qualcosa da dire!ยป. Altri ancora, illusi, credono che la scrittura sia un modo per raggiungere il successo, mentre alcuni pensano addirittura di arricchirsi.

Kafka ci risponde in modo chiarissimo: รจ lโ€™inquietudine!

Franz Kafka, nato a Praga nel 1983, e morto appena nel 1924. Ritenuto oggi uno dei piรน grandi scrittori di fine e inizio novecento, non ha mai avuto fama in vita. Ha lavorato sempre come impiegato, ha visto la pubblicazione di appena qualche racconto. Eppure, come sappiamo, ha scritto tanto, tantissimo, purtroppo meno di ciรฒ che abbiamo di lui, perchรฉ distrusse circa il 90% del proprio lavoro. Continua a leggere Perchรฉ scriviamo?

Narrare l’inquietudine: hamsun prima ancora di kafka

Come nel caso del precedente articolo su Giuseppe Pontiggia, anche adesso provo una certa tristezza pensando che lโ€™autore di cui sto per parlare, benchรฉ vincitore del Nobel per la letteratura nel 1920, sia meno conosciuto di tanti scrittori commerciali che, con tutto il rispetto, non hanno neppure una briciola del suo talento.

Lโ€™autore in questione รจ Knut Hasmsun, scrittore norvegese nato nel 1859 e morto nel 1952.

Sono infatti convinto che molti fra voi non conoscono questo colosso giunto alla ribalta con lโ€™opera Markens Grรธde (Il risveglio della terra), romanzo pubblicato nel 1917 a cui Hamsun deve la vittoria del Nobel per la letteratura nel 1920.

Prima di allora Hamsun ha scritto tanto e con costanza. Di famiglia povera, fra diversi e umili lavori si รจ avvicinato alla scrittura a diciassette anni. Ha viaggiato molto, trascorso diversi anni in America, per stabilirsi infine nel 1918, insieme alla sua seconda moglie Marie Andersen, in una vecchia tenuta tra Lillesand e Grimstad dove ha continuato a scrivere, fra un viaggio e un altro.

Dico questo solo per farvi notare come la vita di Hamsun non sia stata facile e che, essendo la sua passione per la scrittura iniziata nel 1876, a diciassette anni dalla sua nascita, ha dedicato quarantun anni alla scrittura prima di arrivare al Nobel nel 1920. Ma il successo lo deve al suo capolavoro Fame, romanzo pubblicato nel 1890, che lo consacra come autore di fama internazionale. Continua a leggere Narrare l’inquietudine: hamsun prima ancora di kafka

Il bisogno intimo di raccontare una storia

รˆ curioso vedere come negli ultimi anni il panorama editoriale italiano sia pieno di romanzi autobiografici, basti pensare a molti dei libri finalisti nelle ultime edizioni del Premio Strega, fra cui, esempio eclatante, La piรน amata, scritto da Teresa Ciabatti, libro in cui lโ€™autrice non cela neanche minimamente la natura autobiografica del testo, e lo si capisce anche dallโ€™incipit: Mi chiamo Teresa Ciabatti, ho quattro anni, e sono la figlia, la gioia, l’orgoglio, l’amore del Professore.” Il Professore รจ Lorenzo Ciabatti, primario dell’ospedale di Orbetello.

Alla luce di un simile incipit viene da chiedersi dove sia finita la creativitร  e la voglia di inventare storie e personaggi, e se gli scrittori di oggi non siano solo vittime di un malsano egocentrismo che li pone al centro del testo.

Non possiamo scrivere se non partendo da ciรฒ di cui abbiamo fatto esperienza, รจ vero, ed รจ altrettanto vero che le opere piรน belle racchiudono le profonde inquietudini di chi le ha scritte, cosรฌ da dar vita a quello che Julio Cortรกzar definiva Il nucleo atomico di una storia; ma da sempre un autore trasfigura le proprie emozioni e se stesso in personaggi e storie, mette se stesso a servizio della pagina, e non al centro di essa. Basti pensare a Kafka. In opere come La metamorfosi, La tana o Il digiunatore sono ben evidenti le inquietudini personali dellโ€™autore, eppure camuffate, trasfigurate. Ecco perchรฉ riescono ad angosciare chiunque, perchรฉ Kafka ha saputo, come tanti altri maestri della letteratura, donare al lettore ciรฒ che รจ suo senza tenerlo per sรฉ, rendendolo universale, diversamente da altri che preferiscono usare un libro solo per autocelebrare se stessi o innalzarsi su figure famigliari che hanno fatto loro del male. Continua a leggere Il bisogno intimo di raccontare una storia

Un maestro della letteratura italiana

Spesso, purtroppo troppo spesso, si incontrano persone che reputano scrittori come Stephen King o J. K. Rowling icone della letteratura moderna. Con tutto il rispetto per questi due grandissimi autori, trovo triste che aspiranti scrittori italiani non abbiamo come riferimento, e spesso neanche conoscono, dei veri maestri della letteratura italiana: uomini che hanno dato la vita non solo alla scrittura, ma alla lettura.

Ogni volta che uno scrittore mi dice di non conoscere Giuseppe Pontiggia ho una fitta al cuore, perchรฉ ogni autore italiano dovrebbe avere come modello questo scrittore, critico, saggista e meraviglioso intellettuale. Continua a leggere Un maestro della letteratura italiana