Ieri ho deciso di mettermi in ferie forzate almeno per sette giorni, lasciando perdere la stesura del mio nuovo romanzo. Chi mi conosce sa che non so fare a meno di scrivere o di lavorare a un testo, eppure ho sentito il bisogno di smettere, perchรฉ stavo rischiando: sรฌ, rischiando, perchรฉ spesso scrivere รจ un rischio, almeno quando lo si fa sul serio.
Oggigiorno lโarte della scrittura, piรน volte lโabbiamo ripetuto, รจ presa con leggerezza, una cosa che non prevede fatica fisica, sacrificio, alcune volte dolore.
Scrivere significa essere immersi completamente nei propri personaggi, al punto da non riuscire a pensare ad altro. In ogni momento della giornata, qualsiasi cosa si faccia, una parte del cervello รจ impegnata a comporre trame, intrecci, azioni. Scrivere significa essere sempre diviso a metร : un piede nel mondo reale e lโaltro nel nostro mondo fantastico.
Il problema nasce quando il mondo fantastico inizia a invadere con prepotenza il modo reale. Non dormiamo piรน, ci svegliamo di soprassalto come se stessimo giร scrivendo; parliamo con altre persone, ma vediamo i nostri personaggi; in ogni istante nella testa avvertiamo come tanti schiaffi: le voci dei nostri personaggi, le scene che si formano, il districarsi della trama.
Scrivere รจ un lavoro talmente difficile che puรฒ portare alla pazzia, quella vera. Ecco perchรฉ bisogna sapersi educare, come un atleta che sa fin dove spingersi.
Fortunatamente io ho chi mi dร ottimi consigli.
Questo episodio mi ha fatto pensare a un libro letto circa un mese fa: Labilita, di Domenico Starnone. Continua a leggere scrivere รจ un mestiere pericoloso

